rec.models.scale
IPMS Italy
it.hobby.modellismo

Le FAQ del plastimodellismo. 
 
Sezione 3: Domande generiche riguardanti il modellismo statico in plastica

Questa sezione tratta alcune delle domande più ricorrenti sul funzionamento del plastimodellismo in generale, come hobby e come attività commerciale.  Qui domande e risposte non riguardano le tecniche; sono informazioni di base per i neofiti di questo hobby.



[Q]  Cos'è l'IPMS? Farei bene ad iscrivermi?
IPMS è la sigla di International Plastic Modellers' Society. In molte nazioni, essa è l'unica associazione diffusa su vasta scala e dedicata all'hobby del plastimodellismo.
Per varie ragioni, l'IPMS ha un'organizzazione particolare (almeno negli Stati Uniti, nel resto del mondo non so come funzioni): esistono sezioni locali dell'IPMS - essenzialmente club locali che aderiscono all'organizzazione nazionale - ai quali è possibile iscriversi indipendentemente dalla associazione nazionale.
I vantaggi offerti dall'adesione all'associazione nazionale statunitense sono un notiziario bimestrale, molto ben fatto (l'"IPMS Journal"), e il diritto di partecipare al Campionato Nazionale dell'IPMS-USA.
I "Nationals" sono probabilmente il principale concorso modellistico americano. Si tengono con cadenza annuale, a rotazione, in sedi diverse, e le sezioni locali si contendono la sede di questa manifestazione proprio come, a livello internazionale, ci si contende la sede delle Olimpiadi.
Affiliandosi all'IPMS, un gruppo locale si avvantaggia di condizioni favorevoli, ad esempio, per l'assicurazione richiesta da molte sedi commerciali in occasione di incontri e mostre, e del coordinamento per evitare che diversi gruppi organizzino manifestazioni in date sovrapposte nella stessa zona.
Devo rilevare che si sottolinea da più parti una certa inclinazione dell'IPMS verso il modellismo militare, in particolare aeronautico. Sebbene la percentuale di modellisti dediti al settore militare nell'ambito dell'IPMS possa suggerirlo, e ciò sia stato vero in passato, a mio parere non sussistono particolari preferenze in questa direzione.
Ogni tipo di gruppo locale può diventare una sezione dell'IPMS ed esistono diverse sezioni dell'IPMS dedicate, ad esempio, esclusivamente al modellismo automobilistico.
Il Campionato Nazionale dell'IPMS-USA contempla un numero abbastanza equilibrato di categorie tra le varie tipologie di modelli. Ovviamente un determinato gruppo potrebbe essere particolarmente incline ad una specializzazione, ma in gran parte hanno vedute abbastanza ampie da non preoccuparsi troppo degli interessi di un singolo socio.
Faresti bene ad iscriverti? E' una decisione esclusivamente personale. Il "Journal" è realizzato molto bene ed include un numero di foto a colori in continua crescita ed a mio parere tende a proporre recensioni più dettagliate ed imparziali di quelle offerte dalle riviste commerciali.
Molti modellisti partecipano ai Nationals solo se abitano in zona; pertanto questo non è un fattore decisionale di importanza rilevante. Tuttavia, molti modellisti ritengono conveniente sostenere un'associazione su scala nazionale che si cura del loro hobby.

Per iscriversi all'IPMS-USA occorre inviare la somma di 19 dollari, insieme al proprio nome ed indirizzo a:

IPMS/USA
P.O. Box 6138
Warner Robin,
GA 31095-6138
U.S.A.

Per contattare l'IPMS nelle altre nazioni si veda la sezione 9 di queste FAQ.

[Q] Cosa significa "scala"? Cosa vuol dire quell'"1:24" scritto sulla scatola del modello?
[A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 1/97)
La "scala" si riferisce al rapporto lineare di riduzione tra il modello ed il soggetto reale che riproduce. Se un modello è indicato come 1:24 ciò siglifica che tutte le dimensioni lineari del modello sono (o dovrebbero essere) un ventiquattresimo delle corrispondenti dimensioni del soggetto reale.
Vediamo un esempio concreto, considerando un'automobile vera che sia lunga complessivamente 4,5 metri e larga 1,8 metri ed alta 1,2 metri.
Un modello in scala 1/24 di questa vettura misurerebbe in lunghezza: 4,5/24 metri = 0.1875 metri = 18,75 cm, in larghezza: 1,8/24 metri = 0.075 metri = 7,5 cm e in altezza: 1,2/24 metri = 0.05 metri = 5 cm.
Volendo costruire una scena con diversi modelli (nota anche come diorama), tutti i modelli dovrebbero essere nella stessa scala, in modo da risultare coerenti nella vista d'insieme.
Più il "numero" nella scala rimpicciolisce e più il modello è grande.
Se la stessa auto dell'esempio precedente venisse riprodotta in scala 1:12, misurerebbe in lunghezza: 4,5/12 metri = 0.375 metri = 37,5 cm, in larghezza: 1,8/12 metri = 0.15 metri = 15 cm e in altezza: 1,2/12 metri = 0.1 metri = 10 cm.
E' interessante l'effetto che si deve alla relazione tra lunghezza, area e volume.
Due modelli in due scale che siano una il doppio dell'altra, avranno aree diverse in ragione del quadruplo l'una dell'altra e per i volumi il rapporto è di otto volte.
Questo significa che sebbene un modello in scala 1:12 sia lungo il doppio dello stesso soggetto in 1:24, richiederà una quantità di vernice quadrupla ed apparirà otto volte più grande del modello in scala 1:24.
 

[Q] Perché esistono così tante scale diverse? A cosa sono dovute?
[A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
Nel modellismo si adoperano scale diverse a causa della varietà di dimensioni dei soggetti che si riproducono, mentre le scatole in cui sono venduti e gli scaffali su cui si espongono hanno pressappoco dimensioni costanti.
Si sceglie la scala in modo che il modello abbia dimensioni ragionevoli, a prescindere da quelle del soggetto vero e si è sviluppata una gamma di scale standard che i produttori tendono ad adottare per omogeneità.
Molti modellisti amano specializzarsi in una scala particolare, in modo che i modelli della loro collezione non appaiano strani se visti raggruppati.
Gran parte delle scale modellistiche si possono ricondurre alle scale usate per i disegni e i modelli architettonici.
In genere, le scale più diffuse facilitano il lavoro di conversione con le unità di misura anglosassoni, usando righelli in piedi e pollici.
Ad esempio, nella scala 1/12 un piede al vero corrisponde ad un pollice in scala. Questa scala si presta per i disegni di architettura d'interni usando normali fogli da disegno.
La scala 1/16 è ancor meglio, dato che un righello "inglese" riporta suddivisioni in sedicesimi di pollice, quindi 1/16 di pollice in scala equivale ad un pollice al vero.
Queste due scale (ed i loro sottomultipli interi) sono il fondamento della maggior parte delle scale modellistiche: 1/12 (auto di grosse dimensioni), 1/24 (la maggior parte delle auto e modelli molto grandi di aerei), 1/48 (modelli grandi di aerei) 1/72 (scala comune per gli aerei) 1/96 (non molto comune, usata per veicoli spaziali), 1/144 (anch'essa meno diffusa, per aerei e veicoli spaziali), 1/16 (modelli di auto grandi ma non imponenti), 1/32 (altra scala per grossi modelli di aerei), 1/64 (corrisponde alla scala "S" fermodellistica, usata per i modelli di auto in die-cast della serie Matchbox/Hot Wheels)
Esistono inoltre delle scale atipiche, risultato di certi "matrimoni di convenienza" tra unità di misura e formati diversi: la scala 1/25 è molto usata da produttori statunitensi di auto, come alternativa alla 1/24. Alcuni sostengono sarcasticamente che in questo modo si risparmia qualche centesimo sulla quantità di plastica usata in ciascun kit, ma credo che la motivazione originale fosse quella di far equivalere 1 millimetro in scala ad 1 pollice al vero, così da poter usare un normale righello in scala metrica per le misurazioni (per i pignoli, ciò significa che la scala in realtà e' 1/25,4). Un'altra spiegazione è data dal fatto che, in questa scala, un pollice al vero corrisponde a 0,04 pollici misurati sul modello, facilitando l'uso dei righelli da disegno tecnico che usano suddivisioni decimali da 0,02 pollici.
In Europa per i modelli di auto è molto diffusa la scala 1/43, derivata dal fermodellismo.
Gli appassionati di "vapore vivo" del 19° secolo, persone che costruivano modelli di locomotive a vapore, si basavano su circuiti con uno scartamento (distanza tra le rotaie) di 5 pollici esatti. Poiché lo scartamento dei binari al vero e' di 4 piedi e 8 pollici, la scala risultante era di 1/11,2. Appena la tecnologia permise di costruire modelli di treni più piccoli, proliferò tutta una famiglia di altre scale, in base ai vari sottomultipli.
Così quella orignale venne definita "scala 2", l'1/22,4 divenne la "scala 1" - ancora usata per i grossi modelli della LGB - e la "scala 0" era in 1/44,8.
Qualcuno trovò il tempo per constatare che 1/44,8 fosse troppo prossimo al rapporto di 7 millimetri = 1 piede. Quale fosse il reale vantaggio non lo so, ma la scala effettiva risultante era di 1/43,5. In seguito i trenini si rimpicciolirono ulteriormente. Nacque la scala HO (per "half zero", metà di zero), con 3,5 mm pari ad un piede, o 1/87,1.
La scala 1/35, così comune per i veicoli ed i corazzati militari, trae origine dai figurini (soldatini di piombo). Molto prima che i kit ad iniezione vedessero la luce, i figurini erano prodotti in una scala arrotondata di 50mm (2 pollici), che in cui la statura unana media di 5 piedi e 10 pollici corrisponde ad un rapporto di 1/35.
Infine, molti modelli, soprattutto quelli più vecchi, dedicati a soggetti particolari, erano prodotti nelle cosiddette "scale-scatola", in cui il rapporto di riduzione era determinato dalle dimensioni del kit più adatte alle dimensioni della scatola destinata a contenerlo. I primi modelli AMT della serie Star Trek erano di questo tipo.

[Q] Cosa si può dire delle scale dei modelli di navi? Come sono nate?
[A] drwells@hogpa.ho.att.com (David R. Wells)
La scala 1/500 era già in uso durante la 2ª Guerra Mondiale per i modelli usati nell'addestramento all'identificazione. Diverse aziende modellistiche seguirono questa tendenza, tra queste la Frog, la Renwall e la Nichimo.
Molti modelli Revell erano prodotti in scale prossime a questa (1/480, 1/535, 1/542, 1/509). Sfortunatamente, ormai in questa scala si producono pochissimi kit, se non proprio nessuno. I kit Nichimo si trovano con difficoltà, la Frog ha chiuso (sebbene molti kit siano stampati in Russia) e la Renwall fu acquistata dalla Revell, che ne ripropone i soggetti molto di rado.
Monogram era famosa per i suoi modelli in scala-scatola. Tutti i suoi scafi erano lunghi 406mm (16"), indipendentemente dalle dimensioni della nave vera. In qualche caso, la cosa era efficace. I piacevoli guardiacoste Monogram della classe "Albany" sono quasi esattamente in scala 1/500 e quelli della classe "Leahy" sono in 1/400.
Le scatole Airfix erano in scala 1/600, dove 1 pollice corrisponde a 50 piedi. I produttori di kit in 1/600 comprendevano Aurora, Airfix per le sole navi da guerra, e ARII.
Nella scala 1/720, ovviamente, 1 pollice equivale a 60 piedi. Italeri e Revell sono i principali produttori di kit in questa scala.
1/350 è un decimo di 1/35, perciò un uomo sarebbe alto mediamente 5mm e per i kit a iniezione Tamiya e Dragon sono i produttori di punta. Questa scala è in crescente popolarità per i kit in resina, come quelli della Gulfstream o della "Blue Water Navy" di Mike Bishop.
Anche Revell sta entrando in campo con la sua Emden in 1/350.
1/700 è la metà di 1/350. All'inizio degli anni '70, molte ditte giapponesi, tra cui Aoshima, Fujimi, Hasegawa, e Tamiya, si accordarono per produrre una linea di modelli waterline (cioe' senza la parte sommersa dello scafo), di tutta la Marina Militare nipponica, in scala 1/700.
Questa scala è ormai uno standard e DML-Dragon, Skywave e, in misura minore, la ARII usano questa scala.
1/400 viene usata quasi esclusivamente dalla Heller che, essendo francese, in qualche modo deve pur distinguersi. Heller propone un'eccellente ed ampia gamma di navi militari francesi, tra cui tutti gli incrociatori e le navi da battaglia dell'ultima generazione. Anche l'italiana Tauro produce in 1/400 e talvolta si trovano modelli in scala-scatola che sono riprodotti con questo rapporto.
La ARII realizza portaerei in scala 1/800. Nessuno sa il perché. Per le miniature da wargame esistono anche le scale 1/1200 ed 1/2400.

[Q] Cosa si può dire delle scale dei modelli di treni? Cosa significano tutte quelle lettere?
[A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 1/97)
Come sopra accennato, le scale ferrmodellistiche si sono sviluppate standardizzando gli scartamenti dei binari su dimensioni di convenienza.
Per il fermodellista lo scartamento assume un'importanza maggiore rispetto alla scala poiché determina la possibilità di far circolare diversi modelli sullo stesso circuito.
Per un'altra lunga storia, lo scartamento dei binari ferroviari e' di 4 piedi e 8,5 pollici, cosa che determina scale molto strane per ottenere scartamenti in scala di misure ragionevoli.
Perciò, invece di fare riferimento a rapporti come 1/43,5, i fermodellisti iniziarono ad assegnare dei numeri per definire le varie misure.
La conseguenza fu una serie di mutazioni nelle misure e nelle loro denominazioni, fino alla seguente situazione:
* Scala "G" (1/22,5) in origine "scala 2" riproposta in tempi recenti dalla ditta LGB
* Scala "O" (1/43,5) tradizionale
* Scala "P48" (1/48) tentativo di razionalizzare la scala "O" su uno scartamento anomalo.
* Scala "S" (1/64) resa popolare dai trenini della marca American Flyer
* Scala "HO" (1/87,2) HO significa "half O", metà di zero
* Scala "OO" (1/76) un derivato britannico alternativo alla scala HO
* Scala "N" (1/160)
* Scala "Z"  (1/220)

Per convenzione, queste lettere definiscono la scala effettiva, mentre si aggiunge un suffisso per descrivere modelli di carrozze ferroviarie riprodotti in scale fuori standard.
Per questo motivo può succedere di vedere una carrozza o un locomotore descritto come HOn3, che significa un modello in scala 1/87 realizzato per utilizzare tracciati a scartamento ridotto di 3 pollici in scala, come quelli usati per le miniere o per il trasporto di legname al fine di occupare meno spazio.
Va detto inoltre che molti fermodellisti tendono ad essere permissivi circa le scale di riduzione, cosicché misurandone i modelli con precisione se ne possono trovare di fuori scala.

[Q] Cosa si può dire riguardo ai figurini? Cosa significano le misure in millimetri?
[A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 1/97)
Per specificare le scale, i figurini usano convenzioni ancora diverse, basate sull'altezza media in millimetri di un uomo.
Ovviamente questa interpretazione determina differenze dovute al concetto di "statura media". Se si assume che un uomo sia alto in media un metro e ottanta, un figurino di 50mm sarebbe in scala 1/36, ma se si intende media una statura di un metro e settanta, la scala diventa 1/34.
I figurini appartenenti ad una particolare serie nella stessa scala non saranno alti uguali: posto di lavorare sul rapporto 1/36, una scolaretta in "50mm" alta 1 metro e 55cm sara' alta 43,7mm, mentre un giocatore di basket della stessa collezione sara' alto 59mm
 

[Q] Come posso comprare o vendere modelli su rec.models.scale o it.hobby.modellismo, oppure mediante inserzioni sulle riviste?
[A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 5/96)
Tra privati è un'usanza comune quella di comprare e vendere modelli tramite la posta. Tutte le riviste di modellismo hanno rubriche di annunci per questi scopi. Anche su rec.models.scale e it.hobby.modellismo si possono vedere messaggi del tipo "compro" o "vendo".
Ai fini della sicurezza di queste transazioni, non esistono formule magiche. Sia il venditore che l'acquirente si espongono sempre ad un rischio, quello di inviare il denaro o il kit nella speranza che la controparte faccia il viceversa.
Nella stragrande maggioranza dei casi, ambo le parti sono oneste e l'affare si conclude senza problemi, ma una persona disonesta può ingannare la controparte. Se la somma in questione é modesta, difficilmente qualcuno si giocherebbe la reputazione in questo modo: le vere fregature si prendono in caso di articoli costosi come accessori per computer o ricambi per auto.
Comunque, in qualsiasi situazione di questo tipo conviene valutare l'ipotesi che l'altra persona sparisca con il vostro kit o i vostri soldi. Ecco dunque alcuni consigli per minimizzare i rischi:

  • Evitare interlocutori che non forniscano il loro nome completo ed il numero di telefono. In tal caso non avreste mezzi per rintracciarli.
  • Accertatevi di concordare le condizioni in dettaglio: il prezzo pattuito, chi paga le spese postali, le modalità di spedizione, le condizioni della merce, le possibilità di restituzione se non soddisfatti, eccetera, prima che chiunque spedisca alcunché.
  • Decidete chi dovrà sobbarcarsi l'attesa per un rimborso assicurativo da parte delle poste o dello spedizioniere in caso di danno o perdita.
  • Se siete l'acquirente ed inviate prima il denaro (la soluzione più frequente), spedite il pagamento in forma di vaglia, così il venditore potrà incassare subito presso il suo ufficio postale, senza aspettare la disponibilità per un assegno fuori piazza.
  • Se l'ammontare è elevato, inviate il pagamento in forma di raccomandata assicurata, per poter provare che il destinatario lo riceva effettivamente.
  • Se siete il venditore e qualcuno vi paga con assegno bancario, prima di spedire la merce aspettate che l'assegno vada a buon fine, avvisando preventivamente di questo il compratore, anche per incoraggiarlo ad usare i vaglia.
  • Il venditore dovrebbe assicurare il pacco ed impegnarsi a restituire il denaro all'acquirente in caso di smarrimento durante la spedizione.
  • Usate il buon senso. Se un affare sembra troppo buono per essere vero, spesso lo è.
  • Se la controparte è evasiva o imprecisa, tenetevi i soldi in tasca o i kit sullo scaffale. Non abbiate vergogna di chiedere referenze mediante la rete riguardo ad una persona in particolare. Commerciando con perfetti sconosciuti trattate solo per piccoli importi, che siete disposti a perdere se qualcosa va storto, prima di darvi a grandi acquisti o vendite.

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    Nota: La spedizione contrassegno non è una vera soluzione. Le poste e molti spedizionieri, forse tutti, non consentono di controllare il contenuto del pacco prima del pagamento e potreste così trovarvi tra le mani uno scatolone pieno d'aria.
    Anche gli stessi venditori potrebbero non gradire la spedizione contrassegno: circolano storie sgradevoli riguardo a pagamenti effettuati con assegni scoperti o falsi. Ciononostante, la spedizione contrassegno puo' tenere lontani i truffatori occasionali.
    Nel caso che vi capitasse di rimanere bruciati da questo sistema, resta solo la speranza di ottenere qualche risultato sottoponendo il vostro caso al servizio clienti dello spedizioniere in questione, oppure alle Poste.
    In genere i tempi di risposta si calcolano in termini di mesi, ma vale la pena di tentare.

    [Q] Perché nessuno produce un kit "del mio modello preferito"?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Spesso si prova un sentimento di perversione di fronte al fatto che tre o quattro produttori realizzino un kit ciascuno, proprio dello stesso soggetto, mentre molti modellisti non vedrebbero l'ora di comprare kit di altri soggetti altrettanto significativi.
    Ad esempio: sia AMT che Revell e Tamiya hanno prodotto kit della Ford Mustang 4ª serie, mentre non esistono modelli della Ford Probe 2ª serie. Ogni produttore esistente ha realizzato almeno un P-51 e un FW190, ma provate a scovare un kit recente e di buona fattura del Piper Super Cub, oppure di un aereo di linea. Indubbiamente è una questione di soldi. Almeno negli Stati Uniti, i modellisti seri acquistano solo una piccola parte di tutte le scatole di montaggio vendute. La maggioranza di esse sono destinate a ragazzi tra gli 8 e i 15 anni.
    Le industrie modellistiche conoscono i lori clienti e fanno del loro meglio per produrre il tipo di modelli che questi apprezzano. In pratica si tratta di auto ad alte prestazioni, aerei da caccia, astronavi e figurini o veicoli legati a film o spettacoli televisivi. C'è stato qualche segnale del fatto che le aziende modellistiche stiano iniziando a riconoscere l'hobbista adulto, come la riedizione di kit fuori catalogo ma ancora ricercati o l'uscita di kit di elevatissima qualità (sebbene a fronte di prezzi da capogiro), oltre ad una varietà leggermente migliorata nell'assortimento dei soggetti. I segnali fanno intendere che i produttori siano disposti a produrre nuovi kit, appagando il modellista serio, pur potendo soddisfare i più giovani, magari aggiungendo i pezzi per la versione hot-rod o decal più variopinte ad un vecchio kit di auto.
    E' possibile incoraggiare questa tendenza scrivendo lettere ai produttori per far loro conoscere i soggetti che desiderereste, oppure, quando un produttore decide di rischiare la sorte, acquistando i prodotti destinati al modellista serio.
     

    [Q] Perché i kit giapponesi sono migliori di quelli americani?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Questa è una delle domande che provocano grande dibattito in rete, ma che non sortiscono alcuna risposta definitiva.
    Noi proponiamo la seguenti spiegazione, da serbare per la prossima discussione sul tema:
    In Giappone il "modellismo serio" è più diffuso che in America. Probabilmente percè originariamente il modellismo in Giappone era un passatempo per i ceti ricchi, mentre negli USA si è evoluto dai giocattoli per bambini.
    Comunque sia, i produttori giapponesi sono in grado di vendere i kit più costosi nel loro mercato interno, fatto che può giustificare un migliore processo produttivo, dato che gli stampi compositi ad alta tecnologia consentono di realizzare parti più complesse e di qualià' migliore, con un minor numero di giunzioni e segni di stampaggio.
    Ma cosa si intende per "migliore"? L'accuratezza? La qualità di stampaggio? Il fatto che i pezzi s'incastrino alla perfezione? Oppure il rapporto prezzo/qualità?
    Molti concorderanno sul fatto che i kit giapponesi siano stampati meglio, ma dai dibattiti su r.m.s. traspare che non sono significativamente migliori su altri fronti.
    Tipicamente i kit giapponesi sono anche un bel po' più costosi, spesso due-tre volte più dei loro concorrenti americani, ponendo spesso un vincolo nel valore per i kit prodotti negli USA.
    La tendenza dei produttori a riutilizzare stampi preesistenti non consente di fare un confronto alla pari. I kit americani più recenti hanno ormai colmato il divario qualitativo, comunque molti soggetti americani si basano su stampi vecchi di dieci o venti anni. E' chiaro che in questi casi non saranno mai al livello di un kit moderno, di qualsiasi produttore.

    [Q] Cosa sono le "ditte artigianali"? Cos'è la "cottage industry"?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Un gran numero di piccole aziende, nate per soddisfare il "modellista serio", spesso sono scaturite dall'iniziativa privata di singoli modellisti.
    Alcune sono specializzate nella produzione di strumenti e materiali necessari per costruire modelli di alta qualità, altre realizzano in piccola serie parti per conversioni o anche kit completi, al fine di aumentare l'assortimento offerto dalle grandi aziende modellistiche.
    Talvolta, queste aziende artigianali scatenano animate discussioni circa il costo eccessivo dei loro prodotti.
    Molti modellisti sono particolarmente infastiditi da quelle ditte che si limitano a riconfezionare in piccole quantità prodotti normalmente reperibili in quantità maggiori, applicando forti ricarichi.
    Un esempio frequente è dato dalle aziende che vendono piccole quantità' di sottilissimo filo elettrico per simulare i fili delle candele nei modelli di auto, laddove questo prodotto si trova a prezzi modici presso qualsiasi negozio di elettronica.
    Ovviamente, per trarre vantaggio dal minor prezzo, dovete pagare molto più del prezzo della piccola confezione proposta dal rivenditore specializzato, ritrovandovi con un quantitativo di materiale superiore a quello che vi servirà nell'arco di una vita.
    Per considerare valido questo tipo di offerte occorre valutare la convenienza che se ne ricava.
    Ponendo un quesito specifico su r.m.s. spesso otterrete quelle informazioni che serviranno a decidere se rintracciare il materiale per conto vostro o se acquistare il prodotto riconfezionato.

    [Q] Cosa sono i "kit in resina"? Perché sono così costosi?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    I kit in resina sono un esempio del tipo di prodotti reperibili presso le aziende artigianali.
    Si tratta di kit modellistici prodotti con una tecnica di stampaggio molto adatta a volumi di produzione molto contenuti.
    Le parti prodotte in questo modo possono essere piccoli dettagli, destinati ad ottenere varianti partendo dai normali kit in plastica (noti anche come "trans-kit"), oppure kit completi. Spesso un kit in resina rappresenta il solo modo di ottenere il modello di un soggetto poco conosciuto.
    Per produrre un kit in resina si parte dalla realizzazione di un "master", o prototipo, quindi lo si duplica mediante stampi in gomma e resina da colata bicompomemte. In genere, il master viene preparato da un modellista esperto o da uno scultore, che può modificare estesamente un modello esistente, oppure "autocostruire" il soggetto o il figurino dal nulla.
    La produzione del master comporta l'assemblaggio di materiali basici, come fogli di plastica e metallo, listelli e parti strutturali, approssimando le forme del pezzo desiderato. Quindi si procede con frese, scalpelli, lime e carta abrasiva, fino ad ottenere la forma voluta.
    Prima di indurire, sia la gomma per lo stampo che la resina sono materiali molto fluidi, per poter riprodurre fedelmente ogni dettaglio e la finitura delle superfici, pertanto le superfici del master devono essere molto levigate.
    Gli stampi si ottengono includendo il master nella gomma catalizzata. Dato che gli stampi sono flessibili, essi consentono di riprodurre complicati sottosquadra che con le tecniche tradizionali dei kit in polistirene non sarebbero riproducibili.
    Le parti in resina così prodotte sono leggermente più fragili di quelle in plastica e per il loro montaggio si procede mediante adesivo cianoacrilico o epossidico, poiché la normale colla in tubetto non farebbe presa.
    Le parti in resina sono molto costose. Ad esempio, una carrozzeria per auto può costare intorno ai 20-50 dollari, un figurino originale può arrivare a 200 dollari o più.
    La spiegazione si deve al fatto che il processo produttivo è lento e laborioso, i materiali sono costosi ed i volumi di produzione sono bassi.
    Per preparare un master occorrono tempo e capacità, per fare lo stampo serve esperienza e una certa quantità di tentativi per rimediare agli errori ed ottenere buoni risultati. Una volta mescolata, la resina da colata indurisce rapidamente, perciò lo stampatore deve lavorare su quantitativi limitati; inoltre gli stampi sono fragili e si deteriorano rapidamente.
    Bassi volumi di produzione determinano bassi di vendita su cui ripartire costi fissi come la pubblicità, e il produttore deve sostenere frequenti costi di imballaggio e spedizione relativi a quantità modiche.
    Tutti questi fattori contribuiscono a formare il prezzo e, come sempre, si paga il vantaggio di comperare parti già pronte.
    Visto che se ne parla, aggiungo che la qualità dei kit in resina è molto variabile, così come varie sono l'affidabilità e la qualità del servizio offerto dalle piccole aziende che li producono.
    Considerandone il costo, prima dell'acquisto è ovvio desiderare di sapere cosa si compera. Chiedere tramite r.m.s è un ottimo sistema per raccogliere informazioni su un particolare produttore, prima di dedicargli grossi investimenti in denaro.
    Per concludere, è bene menzionare la "pirateria della resina". Con le tecniche di stampaggio in resina è diventato molto facile riprodurre parti di un kit commerciale, sia che si tratti di uno stampo ad iniezione di larga tiratura, sia di un kit a sua volta in resina.
    Benché si possa vedere con piacere che uno stampatore riproduca un vecchio kit fuori produzione, ciò è quasi sicuramente illegale e, non essendo un avvocato, ometterò di speculare su quali leggi, brevetti e copyright si vadano ad infrangere, ma essenzialmente si plagia il lavoro dello stampista originale.
    Dato che il "clonatore" non spende alcuna fatica nella produzione del master, spesso propone lo stesso kit a prezzi più bassi di quello originale. Comunque, anche se non vi sentite toccati dagli aspetti etici legati al fatto di comprare delle "copie", sappiate almeno che spesso sono di qualità scadente.

    [Q] Dove potrei acquistare modelli a buon prezzo?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Innanzi tutto, se non lo avete già fatto, date un'occhiata dal(dai) negoziante(i) della vostra zona. Molte persone affermano di abitare vicino a negozi bene assortiti, che trattano il cliente in guanti bianchi e, nonostante tutto, praticano prezzi più bassi di quelli di listino.
    Se dalle vostre parti c'è un negozio del genere, fate un favore a voi stessi e supportatelo spendendo lì i vostri soldi.
    Per quanto sia piacevole risparmiare qualche lira comprando modelli per corrispondenza, è ancor più piacevole procurarsi rapidamente qualche foglio di plasticard o una boccetta di vernice quando vi servono, senza aspettare una settimana o molto più nel farveli recapitare per posta.
    Considerando i costi di spedizione, spesso non si risparmia gran ché acquistando per posta, a meno di comprare un kit grande e costoso, o di fare un grosso ordinativo.
    Detto questo, molti di noi si ritrovano a non avere un negozio nelle vicinanze o, più frequentemente, ad avere negozi locali con personale ignorante, meno assortimento di un qualsiasi grande magazzino e prezzi esagerati!
    A fianco dei fornitori per corrispondenza, alcuni dei quali sono elencati nella sezione 9 di queste FAQ, talvolta i grandi negozi di giocattoli ed i centri commerciali hanno una certa selezione di modelli a prezzi buoni, se non economici.
    Le borse di scambio, che spesso si tengono in coincidenza di concorsi modellistici, sono un'altra occasione per fare buoni affari, specialmente per kit rari o fuori produzione.
    Gli annunci di queste manifestazioni si trovano presso i negozi di modellismo o nelle rubriche delle riviste specializzate.

    [Q] Dove posso trovare un modello "della mia auto preferita"?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Spesso, gli adulti si (ri)avvicinano al modellismo, con l'intenzione di riprodurre in scala un modello della loro auto, reale o desiderata. Molti di loro credono che esista un modello per ogni tipo di auto prodotta nella realtà, ma ciò non è vero. Forse questo accadeva negli anni '60, ma il declino di popolarità del modellismo tra i giovani, l'invasione di auto di produzione straniera e l'esplosione dell'offerta di produzione nazionale, segmentata in centinaia di "nicchie" commerciali, fanno in modo che i produttori di modelli non riescano a tenere il passo.
    Con la stessa frequenza, questi produttori aggiornavano gli stampi di anno in anno, per esempio modificando lo stampo di una Ford Mustang del '67 per produrre il modello del '68, rendendo così impossibile la riedizione di un particolare soggetto.
    Comunque, sapendo dove cercare, si possono trovare moltissimi modelli di auto, e anche in questo caso il negozio di modellismo rappresenta un buon punto di partenza: anche se non avrà il soggetto che cercate, probabilmente vi permetterà di cercarlo su un catalogo e lo ordinerà apposta per voi.
    In caso contrario, il negozio per lo meno avrà una copia della rivista "Scale Auto Enthusiast" (SAE), sulla quale potrete trovare le pubblicità di aziende specializzate nel commercio di vecchi kit (come la Hobby Heaven), come pure di quelle aziende artigianali che producono in resina la carrozzeria del soggetto che tanto desiderate.
    Se anche così non fosse, SAE ha un'ampia sezione di inserzioni dove potreste pubblicare un vostro annuncio al riguardo; inoltre, nella rubrica degli appuntamenti potrete vedere se nella vostra zona ci sono borse di scambio tra appassionati.
    Una nota di attenzione va posta ai prezzi: i vecchi modelli di auto possono essere molto costosi. Prezzi intorno ai 50-100 dollari non sono rari. Comunque, come per tutti gli articoli per collezionisti, i prezzi variano molto e prima di acquistare conviene guardarsi in giro per capire se i prezzi sono ragionevoli.

    [Q] Chi sono i collezionisti e i commercianti di modellismo?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 9/95)
    Molti faticano a credere che ci sia chi acquista vecchie scatole di montaggio al solo scopo di "possederle" e non per costruirle. In effetti, questa categoria è disposta a pagare un sovrapprezzo per entrare in possesso di un kit ancora sigillato nel suo cellophane originale e, data l'esistenza delle macchine cellofanatrici, personalmente mi chiedo quanti di questi kit in realtà contengano degli sprue vuoti!
    Sembrerà strano, ma succede proprio la stessa cosa che avviene con la gente che colleziona francobolli usati o monetine fuori corso.
    In ogni caso, il collezionismo di scatole "intonse" è un hobby proprio come il modellismo stesso e, talvolta, i modellisti si scontrano con i collezionisti, dato che questi ultimi fanno gonfiare i prezzi dei soggetti più interessanti, questo perché costruendo un vecchio kit se ne riduce a zero il suo valore, mentre conservandolo diventa un investimento che si rivaluta nel tempo, data la sua crescente rarità.
    Spesso, i modellisti mettono sulle riviste annunci del tipo "cerco il modello tal-dei-tali per costruirlo", nella speranza che un altro modellista se ne possa privare ad un prezzo ragionevole, indipendentemente dal prezzo corrente a cui gli speculatori lo hanno fatto arrivare.
    Certe volte poi, senza volerlo, molti modellisti diventano a loro volta dei collezionisti di scatole, ed è un cammino molto facile: sapendo che i kit vanno fuori produzione e diventano rari, essi comprano tutti quelli che prima o poi pensano di voler costruire, anche se già ne posseggono consistenti scorte. E' abbastanza facile accumulare più modelli di quanti se ne riescano a costruire nell'arco di una vita e la maggior parte dei modellisti che praticano questo hobby da lungo tempo hanno da parte centinaia di kit. Non è raro averne qualche migliaio accatastati in garage o in cantina, ma in questi casi bisogna avere anche una moglie molto condiscendente.
    Dopo aver accumulato un migliaio di scatole, intenzionalmente o meno, è frequente diventare anche dei "commercianti", una sorta di negozio itinerante da una borsa di scambio all'altra, allo scopo di fare compravendita di vecchie scatole.
    Questi sono soggetti che conviene conoscere, dato che spesso hanno, o sanno dove scovare, quel certo vecchio soggetto che state cercando da tempo immemore!
    Molti di questi vendono anche soggetti normalmente commercializzati, ma a prezzi convenienti, poiché girando da un mercatino all'altro possono piazzarne a dozzine comprandoli in quantità a prezzi scontati (praticamente senza ricarico) ed offrendo questi soggetti attirano potenziali acquirenti per le scatole più vecchie e costose.
     

    [Q] Perché sul mio modello di aereo non ci sono le svastiche o sulla mia auto da corsa non ci sono gli stemmi di aziende che vendono alcolici e tabacchi?
    [A] schmitz@transarc.com (Don Schmitz 8/95)
    Molti appassionati si arrabbiano scoprendo che le aziende modellistiche hanno apparentemente riscritto la storia, o la realtà, escludendo certe insegne dal foglio decal di un dato soggetto.
    Per le svastiche c'è il problema che le leggi attualmente vigenti in Germania ne vietano l'uso, salvo per pochi casi particolari. Altri paesi europei potrebbero avere regole simili, in ogni caso le aziende modellistiche che vogliano vendere in Europa devono produrre kit privi di svastiche e, piuttosto che produrre versioni diverse dello stesso kit, si limitano a produrre kit mancanti di quel simbolo.
    Per quanto sia fastidioso, non è un grosso problema: esistono interi fogli decal di sole svastiche, prodotti e commercializzati da terze parti.
    Riguardo agli stemmi di birre e tabacchi, la questione è più sgradevole: in questo caso le aziende modellistiche, oppure le case produttrici di tali prodotti, cercano di non inimicarsi i vari gruppi di opinione americani che si oppongono al fatto di esporre i bambini alle pubblicità di bevande e tabacchi sui giocattoli.
    Questo fatto si rivela fastidioso poiché, a differenza delle svastiche, questi emblemi sono più complessi e per riprodurli occorre pagarne la licenza alle ditte titolari, perciò le decal prodotte da terze parti sono poche e rare.
    L'aspetto più perverso è dato dal fatto che questo fenomeno riguarda particolarmente modelli costosi, come le auto di Formula 1 della Tamiya che oltrepassano le 100.000 lire, ed è evidente che non si tratta di modelli destinati a servire da giocattoli per bambini.


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