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Questa sezione tratta alcune delle domande più ricorrenti
sul funzionamento del plastimodellismo in generale, come hobby e come attività
commerciale. Qui domande e risposte non riguardano le tecniche; sono
informazioni di base per i neofiti di questo hobby.
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[Q] Cosa significa "scala"? Cosa vuol dire quell'"1:24"
scritto sulla scatola del modello?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 1/97)
La "scala" si riferisce al rapporto lineare di riduzione tra il modello
ed il soggetto reale che riproduce. Se un modello è indicato come
1:24 ciò siglifica che tutte le dimensioni lineari del modello sono
(o dovrebbero essere) un ventiquattresimo delle corrispondenti dimensioni
del soggetto reale.
Vediamo un esempio concreto, considerando un'automobile vera che sia
lunga complessivamente 4,5 metri e larga 1,8 metri ed alta 1,2 metri.
Un modello in scala 1/24 di questa vettura misurerebbe in lunghezza:
4,5/24 metri = 0.1875 metri = 18,75 cm, in larghezza: 1,8/24 metri = 0.075
metri = 7,5 cm e in altezza: 1,2/24 metri = 0.05 metri = 5 cm.
Volendo costruire una scena con diversi modelli (nota anche come diorama),
tutti i modelli dovrebbero essere nella stessa scala, in modo da risultare
coerenti nella vista d'insieme.
Più il "numero" nella scala rimpicciolisce e più il modello
è grande.
Se la stessa auto dell'esempio precedente venisse riprodotta in scala
1:12, misurerebbe in lunghezza: 4,5/12 metri = 0.375 metri = 37,5 cm, in
larghezza: 1,8/12 metri = 0.15 metri = 15 cm e in altezza: 1,2/12 metri
= 0.1 metri = 10 cm.
E' interessante l'effetto che si deve alla relazione tra lunghezza,
area e volume.
Due modelli in due scale che siano una il doppio dell'altra, avranno
aree diverse in ragione del quadruplo l'una dell'altra e per i volumi il
rapporto è di otto volte.
Questo significa che sebbene un modello in scala 1:12 sia lungo il
doppio dello stesso soggetto in 1:24, richiederà una quantità
di vernice quadrupla ed apparirà otto volte più grande del
modello in scala 1:24.
[Q] Perché esistono così tante
scale diverse? A cosa sono dovute?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Nel modellismo si adoperano scale diverse a causa della varietà
di dimensioni dei soggetti che si riproducono, mentre le scatole in cui
sono venduti e gli scaffali su cui si espongono hanno pressappoco dimensioni
costanti.
Si sceglie la scala in modo che il modello abbia dimensioni ragionevoli,
a prescindere da quelle del soggetto vero e si è sviluppata una
gamma di scale standard che i produttori tendono ad adottare per omogeneità.
Molti modellisti amano specializzarsi in una scala particolare, in
modo che i modelli della loro collezione non appaiano strani se visti raggruppati.
Gran parte delle scale modellistiche si possono ricondurre alle scale
usate per i disegni e i modelli architettonici.
In genere, le scale più diffuse facilitano il lavoro di conversione
con le unità di misura anglosassoni, usando righelli in piedi e
pollici.
Ad esempio, nella scala 1/12 un piede al vero corrisponde ad un pollice
in scala. Questa scala si presta per i disegni di architettura d'interni
usando normali fogli da disegno.
La scala 1/16 è ancor meglio, dato che un righello "inglese"
riporta suddivisioni in sedicesimi di pollice, quindi 1/16 di pollice in
scala equivale ad un pollice al vero.
Queste due scale (ed i loro sottomultipli interi) sono il fondamento
della maggior parte delle scale modellistiche: 1/12 (auto di grosse dimensioni),
1/24 (la maggior parte delle auto e modelli molto grandi di aerei), 1/48
(modelli grandi di aerei) 1/72 (scala comune per gli aerei) 1/96 (non molto
comune, usata per veicoli spaziali), 1/144 (anch'essa meno diffusa, per
aerei e veicoli spaziali), 1/16 (modelli di auto grandi ma non imponenti),
1/32 (altra scala per grossi modelli di aerei), 1/64 (corrisponde alla
scala "S" fermodellistica, usata per i modelli di auto in die-cast della
serie Matchbox/Hot Wheels)
Esistono inoltre delle scale atipiche, risultato di certi "matrimoni
di convenienza" tra unità di misura e formati diversi: la scala
1/25 è molto usata da produttori statunitensi di auto, come alternativa
alla 1/24. Alcuni sostengono sarcasticamente che in questo modo si risparmia
qualche centesimo sulla quantità di plastica usata in ciascun kit,
ma credo che la motivazione originale fosse quella di far equivalere 1
millimetro in scala ad 1 pollice al vero, così da poter usare un
normale righello in scala metrica per le misurazioni (per i pignoli, ciò
significa che la scala in realtà e' 1/25,4). Un'altra spiegazione
è data dal fatto che, in questa scala, un pollice al vero corrisponde
a 0,04 pollici misurati sul modello, facilitando l'uso dei righelli da
disegno tecnico che usano suddivisioni decimali da 0,02 pollici.
In Europa per i modelli di auto è molto diffusa la scala 1/43,
derivata dal fermodellismo.
Gli appassionati di "vapore vivo" del 19° secolo, persone che costruivano
modelli di locomotive a vapore, si basavano su circuiti con uno scartamento
(distanza tra le rotaie) di 5 pollici esatti. Poiché lo scartamento
dei binari al vero e' di 4 piedi e 8 pollici, la scala risultante era di
1/11,2. Appena la tecnologia permise di costruire modelli di treni più
piccoli, proliferò tutta una famiglia di altre scale, in base ai
vari sottomultipli.
Così quella orignale venne definita "scala 2", l'1/22,4 divenne
la "scala 1" - ancora usata per i grossi modelli della LGB - e la "scala
0" era in 1/44,8.
Qualcuno trovò il tempo per constatare che 1/44,8 fosse troppo
prossimo al rapporto di 7 millimetri = 1 piede. Quale fosse il reale vantaggio
non lo so, ma la scala effettiva risultante era di 1/43,5. In seguito i
trenini si rimpicciolirono ulteriormente. Nacque la scala HO (per "half
zero", metà di zero), con 3,5 mm pari ad un piede, o 1/87,1.
La scala 1/35, così comune per i veicoli ed i corazzati militari,
trae origine dai figurini (soldatini di piombo). Molto prima che i kit
ad iniezione vedessero la luce, i figurini erano prodotti in una scala
arrotondata di 50mm (2 pollici), che in cui la statura unana media di 5
piedi e 10 pollici corrisponde ad un rapporto di 1/35.
Infine, molti modelli, soprattutto quelli più vecchi, dedicati
a soggetti particolari, erano prodotti nelle cosiddette "scale-scatola",
in cui il rapporto di riduzione era determinato dalle dimensioni del kit
più adatte alle dimensioni della scatola destinata a contenerlo.
I primi modelli AMT della serie Star Trek erano di questo tipo.
[Q] Cosa si può dire delle scale dei
modelli di navi? Come sono nate?
[A] drwells@hogpa.ho.att.com
(David R. Wells)
La scala 1/500 era già in uso durante la 2ª Guerra Mondiale
per i modelli usati nell'addestramento all'identificazione. Diverse aziende
modellistiche seguirono questa tendenza, tra queste la Frog, la Renwall
e la Nichimo.
Molti modelli Revell erano prodotti in scale prossime a questa (1/480,
1/535, 1/542, 1/509). Sfortunatamente, ormai in questa scala si producono
pochissimi kit, se non proprio nessuno. I kit Nichimo si trovano con difficoltà,
la Frog ha chiuso (sebbene molti kit siano stampati in Russia) e la Renwall
fu acquistata dalla Revell, che ne ripropone i soggetti molto di rado.
Monogram era famosa per i suoi modelli in scala-scatola. Tutti i suoi
scafi erano lunghi 406mm (16"), indipendentemente dalle dimensioni della
nave vera. In qualche caso, la cosa era efficace. I piacevoli guardiacoste
Monogram della classe "Albany" sono quasi esattamente in scala 1/500 e
quelli della classe "Leahy" sono in 1/400.
Le scatole Airfix erano in scala 1/600, dove 1 pollice corrisponde
a 50 piedi. I produttori di kit in 1/600 comprendevano Aurora, Airfix per
le sole navi da guerra, e ARII.
Nella scala 1/720, ovviamente, 1 pollice equivale a 60 piedi. Italeri
e Revell sono i principali produttori di kit in questa scala.
1/350 è un decimo di 1/35, perciò un uomo sarebbe alto
mediamente 5mm e per i kit a iniezione Tamiya e Dragon sono i produttori
di punta. Questa scala è in crescente popolarità per i kit
in resina, come quelli della Gulfstream o della "Blue Water Navy" di Mike
Bishop.
Anche Revell sta entrando in campo con la sua Emden in 1/350.
1/700 è la metà di 1/350. All'inizio degli anni '70,
molte ditte giapponesi, tra cui Aoshima, Fujimi, Hasegawa, e Tamiya, si
accordarono per produrre una linea di modelli waterline (cioe' senza la
parte sommersa dello scafo), di tutta la Marina Militare nipponica, in
scala 1/700.
Questa scala è ormai uno standard e DML-Dragon, Skywave e, in
misura minore, la ARII usano questa scala.
1/400 viene usata quasi esclusivamente dalla Heller che, essendo francese,
in qualche modo deve pur distinguersi. Heller propone un'eccellente ed
ampia gamma di navi militari francesi, tra cui tutti gli incrociatori e
le navi da battaglia dell'ultima generazione. Anche l'italiana Tauro produce
in 1/400 e talvolta si trovano modelli in scala-scatola che sono riprodotti
con questo rapporto.
La ARII realizza portaerei in scala 1/800. Nessuno sa il perché.
Per le miniature da wargame esistono anche le scale 1/1200 ed 1/2400.
[Q] Cosa si può dire delle scale dei
modelli di treni? Cosa significano tutte quelle lettere?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 1/97)
Come sopra accennato, le scale ferrmodellistiche si sono sviluppate
standardizzando gli scartamenti dei binari su dimensioni di convenienza.
Per il fermodellista lo scartamento assume un'importanza maggiore rispetto
alla scala poiché determina la possibilità di far circolare
diversi modelli sullo stesso circuito.
Per un'altra lunga storia, lo scartamento dei binari ferroviari e'
di 4 piedi e 8,5 pollici, cosa che determina scale molto strane per ottenere
scartamenti in scala di misure ragionevoli.
Perciò, invece di fare riferimento a rapporti come 1/43,5, i
fermodellisti iniziarono ad assegnare dei numeri per definire le varie
misure.
La conseguenza fu una serie di mutazioni nelle misure e nelle loro
denominazioni, fino alla seguente situazione:
* Scala "G" (1/22,5) in origine "scala 2" riproposta in tempi recenti
dalla ditta LGB
* Scala "O" (1/43,5) tradizionale
* Scala "P48" (1/48) tentativo di razionalizzare la scala "O" su
uno scartamento anomalo.
* Scala "S" (1/64) resa popolare dai trenini della marca American
Flyer
* Scala "HO" (1/87,2) HO significa "half O", metà di zero
* Scala "OO" (1/76) un derivato britannico alternativo alla scala
HO
* Scala "N" (1/160)
* Scala "Z" (1/220)
Per convenzione, queste lettere definiscono la scala effettiva, mentre
si aggiunge un suffisso per descrivere modelli di carrozze ferroviarie
riprodotti in scale fuori standard.
Per questo motivo può succedere di vedere una carrozza o un
locomotore descritto come HOn3, che significa un modello in scala 1/87
realizzato per utilizzare tracciati a scartamento ridotto di 3 pollici
in scala, come quelli usati per le miniere o per il trasporto di legname
al fine di occupare meno spazio.
Va detto inoltre che molti fermodellisti tendono ad essere permissivi
circa le scale di riduzione, cosicché misurandone i modelli con
precisione se ne possono trovare di fuori scala.
[Q] Cosa si può dire riguardo ai figurini?
Cosa significano le misure in millimetri?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 1/97)
Per specificare le scale, i figurini usano convenzioni ancora diverse,
basate sull'altezza media in millimetri di un uomo.
Ovviamente questa interpretazione determina differenze dovute al concetto
di "statura media". Se si assume che un uomo sia alto in media un metro
e ottanta, un figurino di 50mm sarebbe in scala 1/36, ma se si intende
media una statura di un metro e settanta, la scala diventa 1/34.
I figurini appartenenti ad una particolare serie nella stessa scala
non saranno alti uguali: posto di lavorare sul rapporto 1/36, una scolaretta
in "50mm" alta 1 metro e 55cm sara' alta 43,7mm, mentre un giocatore di
basket della stessa collezione sara' alto 59mm
[Q] Come posso comprare o vendere modelli su
rec.models.scale o it.hobby.modellismo, oppure mediante inserzioni sulle
riviste?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 5/96)
Tra privati è un'usanza comune quella di comprare e vendere
modelli tramite la posta. Tutte le riviste di modellismo hanno rubriche
di annunci per questi scopi. Anche su rec.models.scale e it.hobby.modellismo
si possono vedere messaggi del tipo "compro" o "vendo".
Ai fini della sicurezza di queste transazioni, non esistono formule
magiche. Sia il venditore che l'acquirente si espongono sempre ad un rischio,
quello di inviare il denaro o il kit nella speranza che la controparte
faccia il viceversa.
Nella stragrande maggioranza dei casi, ambo le parti sono oneste e
l'affare si conclude senza problemi, ma una persona disonesta può
ingannare la controparte. Se la somma in questione é modesta, difficilmente
qualcuno si giocherebbe la reputazione in questo modo: le vere fregature
si prendono in caso di articoli costosi come accessori per computer o ricambi
per auto.
Comunque, in qualsiasi situazione di questo tipo conviene valutare
l'ipotesi che l'altra persona sparisca con il vostro kit o i vostri soldi.
Ecco dunque alcuni consigli per minimizzare i rischi:
Nota: La spedizione contrassegno non è una vera soluzione. Le
poste e molti spedizionieri, forse tutti, non consentono di controllare
il contenuto del pacco prima del pagamento e potreste così trovarvi
tra le mani uno scatolone pieno d'aria.
Anche gli stessi venditori potrebbero non gradire la spedizione contrassegno:
circolano storie sgradevoli riguardo a pagamenti effettuati con assegni
scoperti o falsi. Ciononostante, la spedizione contrassegno puo' tenere
lontani i truffatori occasionali.
Nel caso che vi capitasse di rimanere bruciati da questo sistema, resta
solo la speranza di ottenere qualche risultato sottoponendo il vostro caso
al servizio clienti dello spedizioniere in questione, oppure alle Poste.
In genere i tempi di risposta si calcolano in termini di mesi, ma vale
la pena di tentare.
[Q] Perché nessuno produce un kit "del
mio modello preferito"?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Spesso si prova un sentimento di perversione di fronte al fatto che
tre o quattro produttori realizzino un kit ciascuno, proprio dello stesso
soggetto, mentre molti modellisti non vedrebbero l'ora di comprare
kit di altri soggetti altrettanto significativi.
Ad esempio: sia AMT che Revell e Tamiya hanno prodotto kit della Ford
Mustang 4ª serie, mentre non esistono modelli della Ford Probe 2ª
serie. Ogni produttore esistente ha realizzato almeno un P-51 e
un FW190, ma provate a scovare un kit recente e di buona fattura del Piper
Super Cub, oppure di un aereo di linea. Indubbiamente è una questione
di soldi. Almeno negli Stati Uniti, i modellisti seri acquistano solo una
piccola parte di tutte le scatole di montaggio vendute. La maggioranza
di esse sono destinate a ragazzi tra gli 8 e i 15 anni.
Le industrie modellistiche conoscono i lori clienti e fanno del loro
meglio per produrre il tipo di modelli che questi apprezzano. In pratica
si tratta di auto ad alte prestazioni, aerei da caccia, astronavi e figurini
o veicoli legati a film o spettacoli televisivi. C'è stato qualche
segnale del fatto che le aziende modellistiche stiano iniziando a riconoscere
l'hobbista adulto, come la riedizione di kit fuori catalogo ma ancora ricercati
o l'uscita di kit di elevatissima qualità (sebbene a fronte di prezzi
da capogiro), oltre ad una varietà leggermente migliorata nell'assortimento
dei soggetti. I segnali fanno intendere che i produttori siano disposti
a produrre nuovi kit, appagando il modellista serio, pur potendo soddisfare
i più giovani, magari aggiungendo i pezzi per la versione hot-rod
o decal più variopinte ad un vecchio kit di auto.
E' possibile incoraggiare questa tendenza scrivendo lettere ai produttori
per far loro conoscere i soggetti che desiderereste, oppure, quando un
produttore decide di rischiare la sorte, acquistando i prodotti destinati
al modellista serio.
[Q] Perché i kit giapponesi sono migliori
di quelli americani?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Questa è una delle domande che provocano grande dibattito in
rete, ma che non sortiscono alcuna risposta definitiva.
Noi proponiamo la seguenti spiegazione, da serbare per la prossima
discussione sul tema:
In Giappone il "modellismo serio" è più diffuso che in
America. Probabilmente percè originariamente il modellismo in Giappone
era un passatempo per i ceti ricchi, mentre negli USA si è evoluto
dai giocattoli per bambini.
Comunque sia, i produttori giapponesi sono in grado di vendere i kit
più costosi nel loro mercato interno, fatto che può giustificare
un migliore processo produttivo, dato che gli stampi compositi ad alta
tecnologia consentono di realizzare parti più complesse e di qualià'
migliore, con un minor numero di giunzioni e segni di stampaggio.
Ma cosa si intende per "migliore"? L'accuratezza? La qualità
di stampaggio? Il fatto che i pezzi s'incastrino alla perfezione? Oppure
il rapporto prezzo/qualità?
Molti concorderanno sul fatto che i kit giapponesi siano stampati meglio,
ma dai dibattiti su r.m.s. traspare che non sono significativamente migliori
su altri fronti.
Tipicamente i kit giapponesi sono anche un bel po' più costosi,
spesso due-tre volte più dei loro concorrenti americani, ponendo
spesso un vincolo nel valore per i kit prodotti negli USA.
La tendenza dei produttori a riutilizzare stampi preesistenti non consente
di fare un confronto alla pari. I kit americani più recenti hanno
ormai colmato il divario qualitativo, comunque molti soggetti americani
si basano su stampi vecchi di dieci o venti anni. E' chiaro che in questi
casi non saranno mai al livello di un kit moderno, di qualsiasi produttore.
[Q] Cosa sono le "ditte artigianali"? Cos'è
la "cottage industry"?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Un gran numero di piccole aziende, nate per soddisfare il "modellista
serio", spesso sono scaturite dall'iniziativa privata di singoli modellisti.
Alcune sono specializzate nella produzione di strumenti e materiali
necessari per costruire modelli di alta qualità, altre realizzano
in piccola serie parti per conversioni o anche kit completi, al fine di
aumentare l'assortimento offerto dalle grandi aziende modellistiche.
Talvolta, queste aziende artigianali scatenano animate discussioni
circa il costo eccessivo dei loro prodotti.
Molti modellisti sono particolarmente infastiditi da quelle ditte che
si limitano a riconfezionare in piccole quantità prodotti normalmente
reperibili in quantità maggiori, applicando forti ricarichi.
Un esempio frequente è dato dalle aziende che vendono piccole
quantità' di sottilissimo filo elettrico per simulare i fili delle
candele nei modelli di auto, laddove questo prodotto si trova a prezzi
modici presso qualsiasi negozio di elettronica.
Ovviamente, per trarre vantaggio dal minor prezzo, dovete pagare molto
più del prezzo della piccola confezione proposta dal rivenditore
specializzato, ritrovandovi con un quantitativo di materiale superiore
a quello che vi servirà nell'arco di una vita.
Per considerare valido questo tipo di offerte occorre valutare la convenienza
che se ne ricava.
Ponendo un quesito specifico su r.m.s. spesso otterrete quelle informazioni
che serviranno a decidere se rintracciare il materiale per conto vostro
o se acquistare il prodotto riconfezionato.
[Q] Cosa sono i "kit in resina"? Perché
sono così costosi?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
I kit in resina sono un esempio del tipo di prodotti reperibili presso
le aziende artigianali.
Si tratta di kit modellistici prodotti con una tecnica di stampaggio
molto adatta a volumi di produzione molto contenuti.
Le parti prodotte in questo modo possono essere piccoli dettagli, destinati
ad ottenere varianti partendo dai normali kit in plastica (noti anche come
"trans-kit"), oppure kit completi. Spesso un kit in resina rappresenta
il solo modo di ottenere il modello di un soggetto poco conosciuto.
Per produrre un kit in resina si parte dalla realizzazione di un "master",
o prototipo, quindi lo si duplica mediante stampi in gomma e resina da
colata bicompomemte. In genere, il master viene preparato da un modellista
esperto o da uno scultore, che può modificare estesamente un modello
esistente, oppure "autocostruire" il soggetto o il figurino dal nulla.
La produzione del master comporta l'assemblaggio di materiali basici,
come fogli di plastica e metallo, listelli e parti strutturali, approssimando
le forme del pezzo desiderato. Quindi si procede con frese, scalpelli,
lime e carta abrasiva, fino ad ottenere la forma voluta.
Prima di indurire, sia la gomma per lo stampo che la resina sono materiali
molto fluidi, per poter riprodurre fedelmente ogni dettaglio e la finitura
delle superfici, pertanto le superfici del master devono essere molto levigate.
Gli stampi si ottengono includendo il master nella gomma catalizzata.
Dato che gli stampi sono flessibili, essi consentono di riprodurre complicati
sottosquadra che con le tecniche tradizionali dei kit in polistirene non
sarebbero riproducibili.
Le parti in resina così prodotte sono leggermente più
fragili di quelle in plastica e per il loro montaggio si procede mediante
adesivo cianoacrilico o epossidico, poiché la normale colla in tubetto
non farebbe presa.
Le parti in resina sono molto costose. Ad esempio, una carrozzeria
per auto può costare intorno ai 20-50 dollari, un figurino originale
può arrivare a 200 dollari o più.
La spiegazione si deve al fatto che il processo produttivo è
lento e laborioso, i materiali sono costosi ed i volumi di produzione sono
bassi.
Per preparare un master occorrono tempo e capacità, per fare
lo stampo serve esperienza e una certa quantità di tentativi per
rimediare agli errori ed ottenere buoni risultati. Una volta mescolata,
la resina da colata indurisce rapidamente, perciò lo stampatore
deve lavorare su quantitativi limitati; inoltre gli stampi sono fragili
e si deteriorano rapidamente.
Bassi volumi di produzione determinano bassi di vendita su cui ripartire
costi fissi come la pubblicità, e il produttore deve sostenere frequenti
costi di imballaggio e spedizione relativi a quantità modiche.
Tutti questi fattori contribuiscono a formare il prezzo e, come sempre,
si paga il vantaggio di comperare parti già pronte.
Visto che se ne parla, aggiungo che la qualità dei kit in resina
è molto variabile, così come varie sono l'affidabilità
e la qualità del servizio offerto dalle piccole aziende che li producono.
Considerandone il costo, prima dell'acquisto è ovvio desiderare
di sapere cosa si compera. Chiedere tramite r.m.s è un ottimo sistema
per raccogliere informazioni su un particolare produttore, prima di dedicargli
grossi investimenti in denaro.
Per concludere, è bene menzionare la "pirateria della resina".
Con le tecniche di stampaggio in resina è diventato molto facile
riprodurre parti di un kit commerciale, sia che si tratti di uno stampo
ad iniezione di larga tiratura, sia di un kit a sua volta in resina.
Benché si possa vedere con piacere che uno stampatore riproduca
un vecchio kit fuori produzione, ciò è quasi sicuramente
illegale e, non essendo un avvocato, ometterò di speculare su quali
leggi, brevetti e copyright si vadano ad infrangere, ma essenzialmente
si plagia il lavoro dello stampista originale.
Dato che il "clonatore" non spende alcuna fatica nella produzione del
master, spesso propone lo stesso kit a prezzi più bassi di quello
originale. Comunque, anche se non vi sentite toccati dagli aspetti etici
legati al fatto di comprare delle "copie", sappiate almeno che spesso sono
di qualità scadente.
[Q] Dove potrei acquistare modelli a buon prezzo?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Innanzi tutto, se non lo avete già fatto, date un'occhiata dal(dai)
negoziante(i) della vostra zona. Molte persone affermano di abitare vicino
a negozi bene assortiti, che trattano il cliente in guanti bianchi e, nonostante
tutto, praticano prezzi più bassi di quelli di listino.
Se dalle vostre parti c'è un negozio del genere, fate un favore
a voi stessi e supportatelo spendendo lì i vostri soldi.
Per quanto sia piacevole risparmiare qualche lira comprando modelli
per corrispondenza, è ancor più piacevole procurarsi rapidamente
qualche foglio di plasticard o una boccetta di vernice quando vi servono,
senza aspettare una settimana o molto più nel farveli recapitare
per posta.
Considerando i costi di spedizione, spesso non si risparmia gran ché
acquistando per posta, a meno di comprare un kit grande e costoso, o di
fare un grosso ordinativo.
Detto questo, molti di noi si ritrovano a non avere un negozio nelle
vicinanze o, più frequentemente, ad avere negozi locali con personale
ignorante, meno assortimento di un qualsiasi grande magazzino e prezzi
esagerati!
A fianco dei fornitori per corrispondenza, alcuni dei quali sono elencati
nella sezione 9 di queste FAQ, talvolta i
grandi negozi di giocattoli ed i centri commerciali hanno una certa selezione
di modelli a prezzi buoni, se non economici.
Le borse di scambio, che spesso si tengono in coincidenza di concorsi
modellistici, sono un'altra occasione per fare buoni affari, specialmente
per kit rari o fuori produzione.
Gli annunci di queste manifestazioni si trovano presso i negozi di
modellismo o nelle rubriche delle riviste specializzate.
[Q] Dove posso trovare un modello "della mia
auto preferita"?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Spesso, gli adulti si (ri)avvicinano al modellismo, con l'intenzione
di riprodurre in scala un modello della loro auto, reale o desiderata.
Molti di loro credono che esista un modello per ogni tipo di auto prodotta
nella realtà, ma ciò non è vero. Forse questo accadeva
negli anni '60, ma il declino di popolarità del modellismo tra i
giovani, l'invasione di auto di produzione straniera e l'esplosione dell'offerta
di produzione nazionale, segmentata in centinaia di "nicchie" commerciali,
fanno in modo che i produttori di modelli non riescano a tenere il passo.
Con la stessa frequenza, questi produttori aggiornavano gli stampi
di anno in anno, per esempio modificando lo stampo di una Ford Mustang
del '67 per produrre il modello del '68, rendendo così impossibile
la riedizione di un particolare soggetto.
Comunque, sapendo dove cercare, si possono trovare moltissimi modelli
di auto, e anche in questo caso il negozio di modellismo rappresenta un
buon punto di partenza: anche se non avrà il soggetto che cercate,
probabilmente vi permetterà di cercarlo su un catalogo e lo ordinerà
apposta per voi.
In caso contrario, il negozio per lo meno avrà una copia della
rivista "Scale Auto Enthusiast" (SAE), sulla quale potrete trovare le pubblicità
di aziende specializzate nel commercio di vecchi kit (come la Hobby Heaven),
come pure di quelle aziende artigianali che producono in resina la carrozzeria
del soggetto che tanto desiderate.
Se anche così non fosse, SAE ha un'ampia sezione di inserzioni
dove potreste pubblicare un vostro annuncio al riguardo; inoltre, nella
rubrica degli appuntamenti potrete vedere se nella vostra zona ci sono
borse di scambio tra appassionati.
Una nota di attenzione va posta ai prezzi: i vecchi modelli di auto
possono essere molto costosi. Prezzi intorno ai 50-100 dollari non sono
rari. Comunque, come per tutti gli articoli per collezionisti, i prezzi
variano molto e prima di acquistare conviene guardarsi in giro per capire
se i prezzi sono ragionevoli.
[Q] Chi sono i collezionisti
e i commercianti di modellismo?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 9/95)
Molti faticano a credere che ci sia chi acquista vecchie scatole di
montaggio al solo scopo di "possederle" e non per costruirle. In effetti,
questa categoria è disposta a pagare un sovrapprezzo per entrare
in possesso di un kit ancora sigillato nel suo cellophane originale e,
data l'esistenza delle macchine cellofanatrici, personalmente mi chiedo
quanti di questi kit in realtà contengano degli sprue vuoti!
Sembrerà strano, ma succede proprio la stessa cosa che avviene
con la gente che colleziona francobolli usati o monetine fuori corso.
In ogni caso, il collezionismo di scatole "intonse" è un hobby
proprio come il modellismo stesso e, talvolta, i modellisti si scontrano
con i collezionisti, dato che questi ultimi fanno gonfiare i prezzi dei
soggetti più interessanti, questo perché costruendo un vecchio
kit se ne riduce a zero il suo valore, mentre conservandolo diventa un
investimento che si rivaluta nel tempo, data la sua crescente rarità.
Spesso, i modellisti mettono sulle riviste annunci del tipo "cerco
il modello tal-dei-tali per costruirlo", nella speranza che un altro modellista
se ne possa privare ad un prezzo ragionevole, indipendentemente dal prezzo
corrente a cui gli speculatori lo hanno fatto arrivare.
Certe volte poi, senza volerlo, molti modellisti diventano a loro volta
dei collezionisti di scatole, ed è un cammino molto facile: sapendo
che i kit vanno fuori produzione e diventano rari, essi comprano tutti
quelli che prima o poi pensano di voler costruire, anche se già
ne posseggono consistenti scorte. E' abbastanza facile accumulare più
modelli di quanti se ne riescano a costruire nell'arco di una vita e la
maggior parte dei modellisti che praticano questo hobby da lungo tempo
hanno da parte centinaia di kit. Non è raro averne qualche migliaio
accatastati in garage o in cantina, ma in questi casi bisogna avere anche
una moglie molto condiscendente.
Dopo aver accumulato un migliaio di scatole, intenzionalmente o meno,
è frequente diventare anche dei "commercianti", una sorta di negozio
itinerante da una borsa di scambio all'altra, allo scopo di fare compravendita
di vecchie scatole.
Questi sono soggetti che conviene conoscere, dato che spesso hanno,
o sanno dove scovare, quel certo vecchio soggetto che state cercando da
tempo immemore!
Molti di questi vendono anche soggetti normalmente commercializzati,
ma a prezzi convenienti, poiché girando da un mercatino all'altro
possono piazzarne a dozzine comprandoli in quantità a prezzi scontati
(praticamente senza ricarico) ed offrendo questi soggetti attirano potenziali
acquirenti per le scatole più vecchie e costose.
[Q] Perché sul mio modello di aereo
non ci sono le svastiche o sulla mia auto da corsa non ci sono gli stemmi
di aziende che vendono alcolici e tabacchi?
[A] schmitz@transarc.com
(Don Schmitz 8/95)
Molti appassionati si arrabbiano scoprendo che le aziende modellistiche
hanno apparentemente riscritto la storia, o la realtà, escludendo
certe insegne dal foglio decal di un dato soggetto.
Per le svastiche c'è il problema che le leggi attualmente vigenti
in Germania ne vietano l'uso, salvo per pochi casi particolari. Altri paesi
europei potrebbero avere regole simili, in ogni caso le aziende modellistiche
che vogliano vendere in Europa devono produrre kit privi di svastiche e,
piuttosto che produrre versioni diverse dello stesso kit, si limitano a
produrre kit mancanti di quel simbolo.
Per quanto sia fastidioso, non è un grosso problema: esistono
interi fogli decal di sole svastiche, prodotti e commercializzati da terze
parti.
Riguardo agli stemmi di birre e tabacchi, la questione è più
sgradevole: in questo caso le aziende modellistiche, oppure le case produttrici
di tali prodotti, cercano di non inimicarsi i vari gruppi di opinione americani
che si oppongono al fatto di esporre i bambini alle pubblicità di
bevande e tabacchi sui giocattoli.
Questo fatto si rivela fastidioso poiché, a differenza delle
svastiche, questi emblemi sono più complessi e per riprodurli occorre
pagarne la licenza alle ditte titolari, perciò le decal prodotte
da terze parti sono poche e rare.
L'aspetto più perverso è dato dal fatto che questo fenomeno
riguarda particolarmente modelli costosi, come le auto di Formula 1 della
Tamiya che oltrepassano le 100.000 lire, ed è evidente che non
si tratta di modelli destinati a servire da giocattoli per bambini.
Le informazioni proposte in queste
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