North American B-25J Mitchell

Hasegawa no. E16, scala 1/72
Listino italiano: € 42 (prezzo ufficiale in Giappone: ¥ 3200 = € 25)




Fa piacere notare che la scala 1/72, un tempo regina incontrastata del mercato, ma ora seriamente minacciata dalla più dinamica 1/48, mantiene ancora una buona vitalità. Prova ne è questo Mitchell che andiamo a esaminare; una riproduzione, conforme agli standard modellistici più attuali, di cui c’era un gran bisogno.
Gli splendidi disegni di Shigeo Koike sulle confezioni Hasegawa sono, anche in questo caso e come al solito, un bonus sempre molto apprezzato (almeno da me!). All’apertura della voluminosa scatola ci troviamo dinanzi a undici stampate varie, fra grandi e piccole, per un totale di ben 129 pezzi in plastica grigia e trasparente, come al solito un pochino vetrosa, ma dal dettaglio superficiale inciso molto finemente. Il motivo di tale abbondanza è che ci viene offerta la riproduzione quasi completa degli interni di tutta la fusoliera, ai quali sono dedicati una quarantina di pezzi; si va dall’abitacolo del bombardiere a prua fino alla torretta caudale, con la possibilità di montare aperti i due portelli di accesso ventrali e quelli della stiva bombe. I tecnici giapponesi devono aver avuto ben presente i kit Accurate Miniatures in 1/48 dello stesso soggetto, che presentano infatti la medesima caratteristica, insieme a molti altri punti di contatto.
Ma procediamo con ordine: le numerose dimensioni che ho controllato sono pressochè perfette, gli scarti sulle misure principali si riducono al millimetro o poco più in difetto, su quelle secondarie sono trascurabli. Anche le forme sono abbastanza buone, almeno ad un esame a secco; c’è comunque qualche punto da riprendere e correggere, come vedremo più avanti. In generale tutti gli incastri fra i pezzi sono piuttosto precisi, non ci sono bave, né linee di giunzione stampo troppo visibili e i marchietti degli espulsori delle stampate sono presenti solo all’interno delle parti più grandi. Purtoppo però sono rilevabili numerosi ritiri sul dorso della fusoliera, in corrispondenza delle spinette di registro (che sono parecchie), perciò si dovrà metter mano al tubetto di stucco, di cui la Hasegawa ci aveva abituato a fare a meno.
Le istruzioni sono il solito pieghevole con disegni alquanto congestionati, che anche stavolta tralasciano qualche dettaglio, e infestati da fastidiosi numeretti per la colorazione riferiti al catalogo Gunze Sangyo; qualche rada indicazione sul vero nome della tinta da usare e relativo riferimento Federal Standard è fornita solo in una scomoda tabellina nella seconda pagina. Come ho già rimarcato altre volte, a questo gioco di rimandi preferisco un’indicazione più diretta (si, lo so che i veri modellisti non leggono le istruzioni…).
Si comincia naturalmente dagli interni, che nell’ordine comprendono una apprezzabile riproduzione de: la postazione anteriore del bombardiere, la cabina di pilotaggio, la torretta Bendix R dorsale, la stiva bombe con due ordigni da 1000 libbre, la fusoliera posteriore con le finestre di tiro laterali e la torretta Bell M-7 caudale. I patiti del superdettaglio posso partire dalla base offerta per scatenarsi.
Diciamo innanzi tutto che le indicazioni di colorazione vanno parzialmente modificate seguendo le specifiche originali North American: il colore base era Tinted Zinc Chromate/Interior Green ANA 611 (verde mela FS34151), mentre la cabina di pilotaggio era Dull Dark Green (assimilabile al FS34092, ma un po’ più scuro) con palpebra antiriflesso, cruscotto e telaio interno del tettuccio in nero opaco. La stiva era invece lasciata in metallo naturale, come lo erano spesso i vani del ruotino e del carrello principale nelle gondole motori.
Le parti fornite per l’interno del muso permettono di raggiungere un effetto discreto, ma ci sarebbe spazio per molto altro. Carenze macroscopiche sono i sacchi raccoglibossoli e i convogliatori dei nastri per le tante Browning M2 che ci si possono stipare (fino a cinque, secondo l’esemplare scelto, ma anche di questo tratteremo più avanti), mentre il sedile del puntatore manca della piastra blindata dorsale. Le parti trasparenti sono molto limpide e ben fatte; tutta la parte anteriore del modello è separata dal resto, aprendo così la strada ai kit di uno strafer con otto mitragliatrici frontali nel muso “solido” e un B-25H con cannone da 75 mm.
La cabina di pilotaggio è abbastanza buona, però i fianchi sono troppo spogli e i volantini di comando e le pedaliere sono piuttosto sovradimensionati. Il sedile del copilota dovrebbe essere uguale a quello del comandante e per entrambi è di nuovo assente la blindatura posteriore con appoggiatesta. Molto valida e precisa la decal che riproduce gli strumenti; ricordarsi di aggiungere un collimatore a riflessione per il pilota. Sottile e trasparente la capottina, ma la forma in pianta tende a “chiudere” un po’ troppo la parte alta verso il muso, deformando la linea di alcuni pannelli del tetto e dei lati; non è un problema evidentissimo, ma è comunque seccante.
Veramente molto bella la torretta superiore, ma il collare esterno che ne circonda la base è sbagliato perché troppo alto e sporgente. Bisogna limare le semifusoliere e ribassarlo fino a che non ne rimangano soltanto due settori laterali su un arco di circa 90° per parte, poi fare in modo di montare la cupola trasparente più bassa di circa 1,5 mm dentro la sua sede, così com’è sporgerebbe troppo.
Ben fatta la stiva, i relativi portelli però mancano stranamente di numerosi fori di alleggerimento (ben 14) a completare le schiere di quelli già presenti; buone le botole vetrali per l’equipaggio. Ottima l’idea di includere in questa sezione i due longheroni alari che fuoriescono dai fianchi, così da rendere l’insieme molto solido e il montaggio delle semiali a prova di errore. Le due bombe M65 sono accettabili, pur con degli impennaggi alquanto spessi.
Anche in tutta la zona caudale c’è un discreto dettaglio interno che non ha bisogno di tante integrazioni per fare un bella figura, non se ne vedrà molto a modello montato. Aggiungerei soltanto il pavimento che va dalla stiva fino alla coda, una rastrelliera con gli apparati radio sul lato destro (fra la postazione di tiro e il portello circolare di emergenza) e i soliti convogliatori delle munizioni e sacchi raccoglibossoli per le 12,7 mm, che sono peraltro tutte molto ben fatte. Non incollate i sedili (pezzo C22) sui riscontri del fianco sinistro, troppo alti, ma sotto di essi. Veramente piacevole la torretta di coda, ma anche di questa alla fine si vedrà ben poco.
Come ho già accennato le dimensioni generali sono OK, quindi mi concentrerò sui punti e sulle forme che necessitano di interventi, in modo da arrivare ad una riproduzione possibilmente migliore.
Per prima cosa affrontiamo la mia nemesi: la simulazione del rivestimento telato delle superfici di controllo, che non è per niente realistica. Fortunatamente si tratta solo di una grossolana centinatura in rilievo, abbastanza facile da eliminare con lima e carta abrasiva. Dopo, se proprio lo si ritiene necessario, si può passare ad applicare con colla liquida una serie di nuove centine in rilievo, ricavate da sprue stirato molto, ma molto sottile e il gioco è fatto. Sia alle ali che ai piani di coda conviene poi dare una buona assottigliata ai bordi di fuga con lima e/o carta abrasiva.
Nella sola semiala sinistra, sul bordo d’attacco all’interno del motore, si deve aprire un foro per il sistema di riscaldamento della cabina, mentre all’esterno del propulsore, alla presa d’aria d’aria del radiatore dell’olio bisogna asportare il labbro sporgente inferiore; quella sull’ala destra va bene com’è, infatti erano asimmetriche. Ho rilevato che le bocche di tali radiatori e i fari di atterraggio sono troppo vicini ai propulsori di circa 1 / 1,5 mm, ma la cosa non si nota affatto.
Le gondole motori sono abbastanza corrette, ma nella generica zona intorno ai propulsori vi sono purtroppo alcuni problemi, il più vistoso dei quali affligge (toh!) anche i modelli Accurate: le aperture frontali delle capottature sono un po’ strette e hanno il labbro troppo arrotondato. Sembra un cosa da niente, ma provate a confrontare la foto sul fianco della scatola del modello montato, con una immagine frontale di un B-25 e il difetto sarà subito evidente come un dito nell’occhio. Si rimedia rapidamente con carta abrasiva arrotolata su un tondino di grosso calibro: allargare il diametro dell’apertura a 12,7 mm e, agendo sempre dall’interno, ridurre il raggio di curvatura del labbro.
I radiali Wright R-2600 sono una delusione, troppo basici, privi delle aste delle punterie e del vistoso condotto circolare per i cavi d’accensione. Meglio rivolgersi agli Aires 7028 in resina, spettacolari come al solito. Solo discreti gli scarichi singoli Clayton S; sono leggermente sovradimensionati e poi occorre montarli più raggruppati (a coppie) fra di loro. Le eliche hanno un diametro corretto, ma le pale sono troppo magre presso la punta e le prese d’aria dei carburatori (a ore 12) dovrebbero avere il labbro inferiore concavo e non dritto. Da aggiungere un secondo, minuscolo scarico per il carburante sul poppino delle gondole.
Una peculiarità del B-25 erano le estremità alari con il ventre alquanto concavo e il dorso convesso, un profilo molto diverso dal più comune biconvesso asimmetrico utilizzato alla radice; la transizione fra i due profili avveniva gradatamente su tutta l’apertura. Il kit non ci aiuta molto, in quanto l’intradosso in questa zona è semplicemente piatto. Comunque basta praticare 4 o 5 incisioni trasversali lunghe circa 2,5 cm all’interno della metà inferiore di ogni semiala a partire dalla punte e poi piegare il pezzo in dentro; quindi, durante l’incollaggio mantenere le ali saldamente in presa con parecchie mollette fino a che la colla non si è asciugata.
Gli impennaggi verticali sono da rendere un po’ più arrotondati nella sagoma superiore, un lavoretto veloce con la lima sui raccordi anteriore e posteriore. Controllate con una buona foto di un Mitchell ripreso di fianco.
Nella pancia della fusoliera, subito dietro la stiva bombe e disassato a destra, si deve aggiungere un piatto finestrino rettangolare per la strike camera, mentre proprio sotto l’estremità posteriore occorre praticare un paio di fori circolari per lo scarico dei maglioni e dei bossoli della postazione caudale.
A voler essere pignoli l’apertura del portello ventrale anteriore andrebbe spostata in avanti di 1 mm abbondante e la linea posteriore del portellone del ruotino è da spostare della stessa misura, ma indietro.
Anche i gun packs laterali per le 12,7 necessitano di qualche ritocco con stucco e lima: hanno su ciascuno di essi delle carenature troppo strette e lunghe e dei piccoli rilievi da eliminare.
Per terminare col carrello, qui non ci sono quasi noie. Le ruote sono solo lievemente sottodimensionate (-0,6 mm sul diametro per il ruotino, -0,3 mm per le principali) ma il dettaglio dei cerchi e del battistrada è piacevole e corretto. Le gambe di forza sono adeguate e basta solo aggiungere il condotto idraulico dei freni. I vani di retrazione non sono dettagliati ma non importa, perché di essi non si vede praticamente niente. Unica nota stonata, i tre portellini aperti al suolo (quelli principali si richiudevano appunto dopo il ciclo di estrazione) sono veramente troppo spessi e privi di dettaglio sulla faccia interna; li rifarei in plasticard sottile senza indugio, sono piuttosto semplici e richiedono poco impegno. Aggiungere le astine di comando per quelli nelle gondole.
Le istruzioni non menzionano alcun peso da aggiungere nel muso ad evitare un modello “seduto”, perché ci viene offerta una scaletta supplementare come sostegno, da mettere sotto il portello d’accesso posteriore. Ingegnoso ma ne farei a meno, zavorrando opportunamente le gondole motori.
È il momento delle decalcomanie, per una volta stampate con colori adeguati e senza errori di forme o dimensioni, e dei relativi schemi di colorazione. Inutile però complicarsi la vita usando le punte delle eliche gialle fornite nel foglietto, quando basta un semplice pennellino intinto di vernice. Gli esemplari proposti sono:
 - Un B-25J-5-NC in metallo naturale, 43-27900, Bottoms-Up II, del 486° BS, 340° BG, 57° BW, 12ª Air Force, basato ad Alesani (costa orientale della Corsica) nel marzo 1944.
 - Due assaltatori B-25J-11-NC nei soliti Olive Drab/Neutral Gray, operanti nel Pacifico sud-occidentale e appartenuti al 498° BS del celeberrimo 345° BG Air Apaches, gruppo famoso anche per le incredibili nose arts con cui decorava i propri aerei.
Come al solito la Hasegawa ha scelto di riprodurre degli esemplari un po’ particolari e bisogna adoperarsi per adeguare il modello ai velivoli offerti dalle decals.
Il soggetto operante nel Mediterraneo è piuttosto coreografico: metallo naturale con godole motori e impennaggi orizzontali in giallo Zinc Chromate, impennaggi verticali in Olive Drab e immancabile “ragasuola” poco vestita sul muso. Non ho trovato neanche un’immagine di questo aereo, ma fidandomi di quelle dei suoi compagni di squadriglia che ho esaminato, per il muso si devono utilizzare il trasparente L4 e solo l’arma superiore della coppia (J1) di destra; abolire la coppia di sinistra e relative scatole munizioni (M2) così da avere una sola mitragliatrice fissa in caccia e una brandeggiabile.
Aggiungere anche, sotto gli stabilizzatori, un paio di antenne a T rovesciata per il radioaltimetro, da costruire con sprue stirato, per il resto seguire fedelmente le istruzioni.
Più complesso il discorso per i due Apaches, perché si tratta di apparecchi appositamente modificati in teatro d’operazioni per gli attacchi a volo radente. E qui mi corre l’obbligo di fare una lieve digressione.
Se avete anche solo un marginale interesse nel velivolo di cui ci occupiamo, fate in modo di procurarvi una copia di Warpath Across the Pacific di Lawrence J. Hickey, edito da International Research & Publishing Corp. nel 1984; è la storia della guerra del 345° Bombardment Group contro i giapponesi. E quando dico “procuratevi”, intendo con tutti i mezzi legali di cui disponete; anche se lo pagate parecchio, datemi retta, si tratta di uno dei più bei libri di aviazione mai pubblicati in assoluto, non ve ne pentirete. Ah, se l’avete in VHS o DVD, rivedetevi anche Comma 22, che fa sempre bene allo spirito.
Tornando a bomba, il muso con cinque armi fisse va bene, però si devono togliere il sedile del bombardiere e il traguardo di puntamento, sostituiti da scatole supplementari di munizioni, e verniciare di grigio il finestrino ventrale. Sotto la coda, appena dietro il portello di accesso, si deve aggiungere una fotocamera automatica K-21, angolata verso il basso di 15° e semiprotetta da una rudimentale carenatura; era usata per documentare a 1 fotogramma al secondo le azioni di guerra a bassissima quota.
Entrambi gli aerei hanno una livrea sobria, piuttosto inusuale per il reparto di appartenenza: “solo” la grande testa di pellerossa sugli impennaggi e la solita fanciulla seminuda a prua. I nipponici del marketing avrebbero potuto scegliere fra un coloratissimo campionario di B-25 dal muso decorato, per esempio, di enormi pipistrelli blu, invece ci dobbiamo accontentare.
Comunque le immagini che ho trovato su WATP confermano quanto offerto nella scatola. Jaunty Jo, 43-36192, era basato a Biak, Nuova Guinea, nel novembre 1944, ma fu poi perduto con tutto l’equipaggio nel maggio del 1945, durante l’attacco a una raffineria di Formosa. Nel libro c’è una sequenza fotografica veramente impressionante che ne mostra l’abbattimento da parte della contraerea, foto scattate appunto con la fotocamera di cui sopra dal velivolo che lo precedeva nell’azione raso terra.
Miss B Havin, 43-36176, invece era di stanza a Tacloban (isola di Leyte, Filippine) nel febbraio del ‘45. Anch’esso non rientrò da una missione, perché una delle sue bombe detonò per errore all’impatto e non con il ritardo prestabilito. Ammarò causa i gravi danni riportati e i tre membri che si salvarono sui battellini furono poi avventurosamente ripescati da un sottomarino dell’US Navy il giorno dopo.
Per entrambi gli aerei non monterei le bombe fornite dal kit, di impiego meno diffuso, ma se le avete vanno bene quattro più piccole M64 da 500 libbre; in effetti ci vorrebbero le ben più usate e micidiali parafrag da 23 lb, ma si tratterebbe di autocostruirne parecchie decine…
Di nuovo, non servitevi delle decals per realizzare le punte bianche delle ali, meglio nastro adesivo e pennello. Le quattro gobbette sugli impennaggi orizzontali da verniciare argento erano in realtà delle luci di formazione blu e ce ne vorrebbero altre due sulla fusoliera, davanti alla cupola del mitragliere di coda e allineate sulla mezzeria.
Orbene, ancora una volta abbiamo tra le mani un modello piacevole, che senza dubbio spazza via tutta la concorrenza meno recente, ma arriva “corto” al titolo di kit definitivo, principalmente a causa dei problemi ai motori e alla capottina; gli altri sono tutti inconvenienti facilmente rimediabili.
Quando poi si va a considerare il prezzo di vendita applicato dall’importatore e lo si confronta con il listino ufficiale nipponico, non ci si può esimere da certe considerazioni sul rapporto qualità-prezzo.
Va bene che il mercato del modellismo statico da tempo non è più orientato ai ragazzini alle prime armi, bensì verso adulti e appassionati con buona disponibilità finanziaria, però stiamo esagerando. Qualcuno mi può spiegare perché, anche con l’euro forte, dobbiamo continuare a pagare sempre più cari i beni di consumo d’importazione? Non vi preoccupate, è una domanda retorica…

Il kit recensito è stato, come al solito, amabilmente offerto dalla mia carta di credito.
Many sincere thanks to Don Fenton (El Paso Scale Model Society, IPMS USA), the B-25 guru.


                                                                                             Alberto Zanfi
                                                                                            IPMS Modena
                                                                                                 # 823



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