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Fa piacere notare che la scala 1/72, un tempo
regina
incontrastata del mercato, ma ora seriamente minacciata dalla
più dinamica 1/48, mantiene ancora una buona vitalità.
Prova ne è questo Mitchell che andiamo a esaminare; una
riproduzione, conforme agli standard modellistici più attuali,
di cui c’era un gran bisogno.
Gli splendidi disegni di Shigeo Koike sulle confezioni
Hasegawa sono, anche in questo caso e come al solito, un bonus sempre
molto apprezzato (almeno da me!). All’apertura della voluminosa scatola
ci troviamo dinanzi a undici stampate varie, fra grandi e piccole, per
un totale di ben 129 pezzi in plastica grigia e trasparente, come al
solito un pochino vetrosa, ma dal dettaglio superficiale inciso molto
finemente. Il motivo di tale abbondanza è che ci viene offerta
la riproduzione quasi completa degli interni di tutta la fusoliera, ai
quali sono dedicati una quarantina di pezzi; si va dall’abitacolo del
bombardiere a prua fino alla torretta caudale, con la
possibilità di montare aperti i due portelli di accesso ventrali
e quelli della stiva bombe. I tecnici giapponesi devono aver avuto ben
presente i kit Accurate Miniatures in 1/48 dello stesso soggetto, che
presentano infatti la medesima caratteristica, insieme a molti altri
punti di contatto.
Ma procediamo con ordine: le numerose dimensioni che ho
controllato sono pressochè perfette, gli scarti sulle misure
principali si riducono al millimetro o poco più in difetto, su
quelle secondarie sono trascurabli. Anche le forme sono abbastanza
buone, almeno ad un esame a secco; c’è comunque qualche punto da
riprendere e correggere, come vedremo più avanti. In generale
tutti gli incastri fra i pezzi sono piuttosto precisi, non ci sono
bave, né linee di giunzione stampo troppo visibili e i
marchietti degli espulsori delle stampate sono presenti solo
all’interno delle parti più grandi. Purtoppo però sono
rilevabili numerosi ritiri sul dorso della fusoliera, in corrispondenza
delle spinette di registro (che sono parecchie), perciò si
dovrà metter mano al tubetto di stucco, di cui la Hasegawa ci
aveva abituato a fare a meno.
Le istruzioni sono il solito pieghevole con disegni
alquanto congestionati, che anche stavolta tralasciano qualche
dettaglio, e infestati da fastidiosi numeretti per la colorazione
riferiti al catalogo Gunze Sangyo; qualche rada indicazione sul vero
nome della tinta da usare e relativo riferimento Federal Standard
è fornita solo in una scomoda tabellina nella seconda pagina.
Come ho già rimarcato altre volte, a questo gioco di rimandi
preferisco un’indicazione più diretta (si, lo so che i veri
modellisti non leggono le istruzioni…).
Si comincia naturalmente dagli interni, che nell’ordine
comprendono una apprezzabile riproduzione de: la postazione anteriore
del bombardiere, la cabina di pilotaggio, la torretta Bendix R dorsale,
la stiva bombe con due ordigni da 1000 libbre, la fusoliera posteriore
con le finestre di tiro laterali e la torretta Bell M-7 caudale. I
patiti del superdettaglio posso partire dalla base offerta per
scatenarsi.
Diciamo innanzi tutto che le indicazioni di colorazione
vanno parzialmente modificate seguendo le specifiche originali North
American: il colore base era Tinted Zinc Chromate/Interior Green ANA
611 (verde mela FS34151), mentre la cabina di pilotaggio era Dull Dark
Green (assimilabile al FS34092, ma un po’ più scuro) con
palpebra antiriflesso, cruscotto e telaio interno del tettuccio in nero
opaco. La stiva era invece lasciata in metallo naturale, come lo erano
spesso i vani del ruotino e del carrello principale nelle gondole
motori.
Le parti fornite per l’interno del muso permettono di
raggiungere un effetto discreto, ma ci sarebbe spazio per molto altro.
Carenze macroscopiche sono i sacchi raccoglibossoli e i convogliatori
dei nastri per le tante Browning M2 che ci si possono stipare (fino a
cinque, secondo l’esemplare scelto, ma anche di questo tratteremo
più avanti), mentre il sedile del puntatore manca della piastra
blindata dorsale. Le parti trasparenti sono molto limpide e ben fatte;
tutta la parte anteriore del modello è separata dal resto,
aprendo così la strada ai kit di uno strafer con otto
mitragliatrici frontali nel muso “solido” e un B-25H con cannone da 75
mm.
La cabina di pilotaggio è abbastanza buona,
però i fianchi sono troppo spogli e i volantini di comando e le
pedaliere sono piuttosto sovradimensionati. Il sedile del copilota
dovrebbe essere uguale a quello del comandante e per entrambi è
di nuovo assente la blindatura posteriore con appoggiatesta. Molto
valida e precisa la decal che riproduce gli strumenti; ricordarsi di
aggiungere un collimatore a riflessione per il pilota. Sottile e
trasparente la capottina, ma la forma in pianta tende a “chiudere” un
po’ troppo la parte alta verso il muso, deformando la linea di alcuni
pannelli del tetto e dei lati; non è un problema evidentissimo,
ma è comunque seccante.
Veramente molto bella la torretta superiore, ma il collare
esterno che ne circonda la base è sbagliato perché troppo
alto e sporgente. Bisogna limare le semifusoliere e ribassarlo fino a
che non ne rimangano soltanto due settori laterali su un arco di circa
90° per parte, poi fare in modo di montare la cupola trasparente
più bassa di circa 1,5 mm dentro la sua sede, così
com’è sporgerebbe troppo.
Ben fatta la stiva, i relativi portelli però
mancano stranamente di numerosi fori di alleggerimento (ben 14) a
completare le schiere di quelli già presenti; buone le botole
vetrali per l’equipaggio. Ottima l’idea di includere in questa sezione
i due longheroni alari che fuoriescono dai fianchi, così da
rendere l’insieme molto solido e il montaggio delle semiali a prova di
errore. Le due bombe M65 sono accettabili, pur con degli impennaggi
alquanto spessi.
Anche in tutta la zona caudale c’è un discreto
dettaglio interno che non ha bisogno di tante integrazioni per fare un
bella figura, non se ne vedrà molto a modello montato.
Aggiungerei soltanto il pavimento che va dalla stiva fino alla coda,
una rastrelliera con gli apparati radio sul lato destro (fra la
postazione di tiro e il portello circolare di emergenza) e i soliti
convogliatori delle munizioni e sacchi raccoglibossoli per le 12,7 mm,
che sono peraltro tutte molto ben fatte. Non incollate i sedili (pezzo
C22) sui riscontri del fianco sinistro, troppo alti, ma sotto di essi.
Veramente piacevole la torretta di coda, ma anche di questa alla fine
si vedrà ben poco.
Come ho già accennato le dimensioni generali sono
OK, quindi mi concentrerò sui punti e sulle forme che
necessitano di interventi, in modo da arrivare ad una riproduzione
possibilmente migliore.
Per prima cosa affrontiamo la mia nemesi: la simulazione
del rivestimento telato delle superfici di controllo, che non è
per niente realistica. Fortunatamente si tratta solo di una grossolana
centinatura in rilievo, abbastanza facile da eliminare con lima e carta
abrasiva. Dopo, se proprio lo si ritiene necessario, si può
passare ad applicare con colla liquida una serie di nuove centine in
rilievo, ricavate da sprue stirato molto, ma molto sottile e il gioco
è fatto. Sia alle ali che ai piani di coda conviene poi dare una
buona assottigliata ai bordi di fuga con lima e/o carta abrasiva.
Nella sola semiala sinistra, sul bordo d’attacco
all’interno del motore, si deve aprire un foro per il sistema di
riscaldamento della cabina, mentre all’esterno del propulsore, alla
presa d’aria d’aria del radiatore dell’olio bisogna asportare il labbro
sporgente inferiore; quella sull’ala destra va bene com’è,
infatti erano asimmetriche. Ho rilevato che le bocche di tali radiatori
e i fari di atterraggio sono troppo vicini ai propulsori di circa 1 /
1,5 mm, ma la cosa non si nota affatto.
Le gondole motori sono abbastanza corrette, ma nella
generica zona intorno ai propulsori vi sono purtroppo alcuni problemi,
il più vistoso dei quali affligge (toh!) anche i modelli
Accurate: le aperture frontali delle capottature sono un po’ strette e
hanno il labbro troppo arrotondato. Sembra un cosa da niente, ma
provate a confrontare la foto sul fianco della scatola del modello
montato, con una immagine frontale di un B-25 e il difetto sarà
subito evidente come un dito nell’occhio. Si rimedia rapidamente con
carta abrasiva arrotolata su un tondino di grosso calibro: allargare il
diametro dell’apertura a 12,7 mm e, agendo sempre dall’interno, ridurre
il raggio di curvatura del labbro.
I radiali Wright R-2600 sono una delusione, troppo basici,
privi delle aste delle punterie e del vistoso condotto circolare per i
cavi d’accensione. Meglio rivolgersi agli Aires 7028 in resina,
spettacolari come al solito. Solo discreti gli scarichi singoli Clayton
S; sono leggermente sovradimensionati e poi occorre montarli più
raggruppati (a coppie) fra di loro. Le eliche hanno un diametro
corretto, ma le pale sono troppo magre presso la punta e le prese
d’aria dei carburatori (a ore 12) dovrebbero avere il labbro inferiore
concavo e non dritto. Da aggiungere un secondo, minuscolo scarico per
il carburante sul poppino delle gondole.
Una peculiarità del B-25 erano le estremità
alari con il ventre alquanto concavo e il dorso convesso, un profilo
molto diverso dal più comune biconvesso asimmetrico utilizzato
alla radice; la transizione fra i due profili avveniva gradatamente su
tutta l’apertura. Il kit non ci aiuta molto, in quanto l’intradosso in
questa zona è semplicemente piatto. Comunque basta praticare 4 o
5 incisioni trasversali lunghe circa 2,5 cm all’interno della
metà inferiore di ogni semiala a partire dalla punte e poi
piegare il pezzo in dentro; quindi, durante l’incollaggio mantenere le
ali saldamente in presa con parecchie mollette fino a che la colla non
si è asciugata.
Gli impennaggi verticali sono da rendere un po’ più
arrotondati nella sagoma superiore, un lavoretto veloce con la lima sui
raccordi anteriore e posteriore. Controllate con una buona foto di un
Mitchell ripreso di fianco.
Nella pancia della fusoliera, subito dietro la stiva bombe
e disassato a destra, si deve aggiungere un piatto finestrino
rettangolare per la strike camera, mentre proprio sotto
l’estremità posteriore occorre praticare un paio di fori
circolari per lo scarico dei maglioni e dei bossoli della postazione
caudale.
A voler essere pignoli l’apertura del portello ventrale
anteriore andrebbe spostata in avanti di 1 mm abbondante e la linea
posteriore del portellone del ruotino è da spostare della stessa
misura, ma indietro.
Anche i gun packs laterali per le 12,7 necessitano di
qualche ritocco con stucco e lima: hanno su ciascuno di essi delle
carenature troppo strette e lunghe e dei piccoli rilievi da eliminare.
Per terminare col carrello, qui non ci sono quasi noie. Le
ruote sono solo lievemente sottodimensionate (-0,6 mm sul diametro per
il ruotino, -0,3 mm per le principali) ma il dettaglio dei cerchi e del
battistrada è piacevole e corretto. Le gambe di forza sono
adeguate e basta solo aggiungere il condotto idraulico dei freni. I
vani di retrazione non sono dettagliati ma non importa, perché
di essi non si vede praticamente niente. Unica nota stonata, i tre
portellini aperti al suolo (quelli principali si richiudevano appunto
dopo il ciclo di estrazione) sono veramente troppo spessi e privi di
dettaglio sulla faccia interna; li rifarei in plasticard sottile senza
indugio, sono piuttosto semplici e richiedono poco impegno. Aggiungere
le astine di comando per quelli nelle gondole.
Le istruzioni non menzionano alcun peso da aggiungere nel
muso ad evitare un modello “seduto”, perché ci viene offerta una
scaletta supplementare come sostegno, da mettere sotto il portello
d’accesso posteriore. Ingegnoso ma ne farei a meno, zavorrando
opportunamente le gondole motori.
È il momento delle decalcomanie, per una volta
stampate con colori adeguati e senza errori di forme o dimensioni, e
dei relativi schemi di colorazione. Inutile però complicarsi la
vita usando le punte delle eliche gialle fornite nel foglietto, quando
basta un semplice pennellino intinto di vernice. Gli esemplari proposti
sono:
- Un B-25J-5-NC in metallo naturale, 43-27900,
Bottoms-Up II, del 486° BS, 340° BG, 57° BW, 12ª Air
Force, basato ad Alesani (costa orientale della Corsica) nel marzo 1944.
- Due assaltatori B-25J-11-NC nei soliti Olive
Drab/Neutral Gray, operanti nel Pacifico sud-occidentale e appartenuti
al 498° BS del celeberrimo 345° BG Air Apaches, gruppo famoso
anche per le incredibili nose arts con cui decorava i propri aerei.
Come al solito la Hasegawa ha scelto di riprodurre degli
esemplari un po’ particolari e bisogna adoperarsi per adeguare il
modello ai velivoli offerti dalle decals.
Il soggetto operante nel Mediterraneo è piuttosto
coreografico: metallo naturale con godole motori e impennaggi
orizzontali in giallo Zinc Chromate, impennaggi verticali in Olive Drab
e immancabile “ragasuola” poco vestita sul muso. Non ho trovato neanche
un’immagine di questo aereo, ma fidandomi di quelle dei suoi compagni
di squadriglia che ho esaminato, per il muso si devono utilizzare il
trasparente L4 e solo l’arma superiore della coppia (J1) di destra;
abolire la coppia di sinistra e relative scatole munizioni (M2)
così da avere una sola mitragliatrice fissa in caccia e una
brandeggiabile.
Aggiungere anche, sotto gli stabilizzatori, un paio di
antenne a T rovesciata per il radioaltimetro, da costruire con sprue
stirato, per il resto seguire fedelmente le istruzioni.
Più complesso il discorso per i due Apaches,
perché si tratta di apparecchi appositamente modificati in
teatro d’operazioni per gli attacchi a volo radente. E qui mi corre
l’obbligo di fare una lieve digressione.
Se avete anche solo un marginale interesse nel velivolo di
cui ci occupiamo, fate in modo di procurarvi una copia di Warpath
Across the Pacific di Lawrence J. Hickey, edito da International
Research & Publishing Corp. nel 1984; è la storia della
guerra del 345° Bombardment Group contro i giapponesi. E quando
dico “procuratevi”, intendo con tutti i mezzi legali di cui disponete;
anche se lo pagate parecchio, datemi retta, si tratta di uno dei
più bei libri di aviazione mai pubblicati in assoluto, non ve ne
pentirete. Ah, se l’avete in VHS o DVD, rivedetevi anche Comma 22, che
fa sempre bene allo spirito.
Tornando a bomba, il muso con cinque armi fisse va bene,
però si devono togliere il sedile del bombardiere e il traguardo
di puntamento, sostituiti da scatole supplementari di munizioni, e
verniciare di grigio il finestrino ventrale. Sotto la coda, appena
dietro il portello di accesso, si deve aggiungere una fotocamera
automatica K-21, angolata verso il basso di 15° e semiprotetta da
una rudimentale carenatura; era usata per documentare a 1 fotogramma al
secondo le azioni di guerra a bassissima quota.
Entrambi gli aerei hanno una livrea sobria, piuttosto
inusuale per il reparto di appartenenza: “solo” la grande testa di
pellerossa sugli impennaggi e la solita fanciulla seminuda a prua. I
nipponici del marketing avrebbero potuto scegliere fra un coloratissimo
campionario di B-25 dal muso decorato, per esempio, di enormi
pipistrelli blu, invece ci dobbiamo accontentare.
Comunque le immagini che ho trovato su WATP confermano
quanto offerto nella scatola. Jaunty Jo, 43-36192, era basato a Biak,
Nuova Guinea, nel novembre 1944, ma fu poi perduto con tutto
l’equipaggio nel maggio del 1945, durante l’attacco a una raffineria di
Formosa. Nel libro c’è una sequenza fotografica veramente
impressionante che ne mostra l’abbattimento da parte della contraerea,
foto scattate appunto con la fotocamera di cui sopra dal velivolo che
lo precedeva nell’azione raso terra.
Miss B Havin, 43-36176, invece era di stanza a Tacloban
(isola di Leyte, Filippine) nel febbraio del ‘45. Anch’esso non
rientrò da una missione, perché una delle sue bombe
detonò per errore all’impatto e non con il ritardo prestabilito.
Ammarò causa i gravi danni riportati e i tre membri che si
salvarono sui battellini furono poi avventurosamente ripescati da un
sottomarino dell’US Navy il giorno dopo.
Per entrambi gli aerei non monterei le bombe fornite dal
kit, di impiego meno diffuso, ma se le avete vanno bene quattro
più piccole M64 da 500 libbre; in effetti ci vorrebbero le ben
più usate e micidiali parafrag da 23 lb, ma si tratterebbe di
autocostruirne parecchie decine…
Di nuovo, non servitevi delle decals per realizzare le
punte bianche delle ali, meglio nastro adesivo e pennello. Le quattro
gobbette sugli impennaggi orizzontali da verniciare argento erano in
realtà delle luci di formazione blu e ce ne vorrebbero altre due
sulla fusoliera, davanti alla cupola del mitragliere di coda e
allineate sulla mezzeria.
Orbene, ancora una volta abbiamo tra le mani un modello
piacevole, che senza dubbio spazza via tutta la concorrenza meno
recente, ma arriva “corto” al titolo di kit definitivo, principalmente
a causa dei problemi ai motori e alla capottina; gli altri sono tutti
inconvenienti facilmente rimediabili.
Quando poi si va a considerare il prezzo di vendita
applicato dall’importatore e lo si confronta con il listino ufficiale
nipponico, non ci si può esimere da certe considerazioni sul
rapporto qualità-prezzo.
Va bene che il mercato del modellismo statico da tempo non
è più orientato ai ragazzini alle prime armi,
bensì verso adulti e appassionati con buona disponibilità
finanziaria, però stiamo esagerando. Qualcuno mi può
spiegare perché, anche con l’euro forte, dobbiamo continuare a
pagare sempre più cari i beni di consumo d’importazione? Non vi
preoccupate, è una domanda retorica…
Il kit recensito è stato, come al solito,
amabilmente offerto dalla mia carta di credito.
Many sincere thanks to Don Fenton (El Paso Scale Model
Society, IPMS USA), the B-25 guru.
Alberto Zanfi
IPMS Modena
# 823
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