Vought F4U-1D Corsair

Tamiya no. 60752, scala 1/72
£ 42.000 (21,69 Euro).





Eccellente, nonchè vantaggiosa per tutti, la politica commerciale della nota azienda del sol levante: riversare le ricerche e la documentazione raccolta per i suoi recenti kit in 1/48 anche su una equivalente gamma di scatole nella scala più piccola, all'insegna della sinergia. Chissà perchè non è una strada battuta da altri produttori: troppo banale forse? L'unico inconveniente semmai è la scelta poco originale dei soggetti, orientata verso i soliti superclassici (che però si vendono sempre). Ciò a discapito di altri velivoli interessanti che sono stati sempre poco trattati dalle case modellistiche o avrebbero un gran bisogno di una riproduzione in 1/72 tecnicamente al passo dei tempi.
Bando alle chiacchere e prendiamo il toro per le corna. La scatola si presenta con una foto del modello finito sul coperchio, soluzione onesta, si, ma molto meno gradevole di un bel disegno, secondo me. All'interno del voluminoso contenitore, "solo" due stampate (ehi, dov'è il resto del modello?... ah, è tutto qui?) di plastica grigia ben lavorabile, una stampatina per i trasparenti e il foglio di decals per tre esemplari. Ciascuno di questi oggetti è lodevolmente confezionato in una propria busta protettiva trasparente.
I 79 pezzi sono esenti da bave, solo le due semifusoliere presentano un innocuo svergolamento e gli incastri sono praticamente perfetti. Le istruzioni sono piuttosto chiare, però non approvo la fastidiosa usanza di identificare i colori da usare sul modello con un codice del campionario vernici Tamiya e non con il loro vero nome o la sigla reale.
Il dettaglio superficiale è sottilmente inciso con grande precisione e aderenza al vero e con diversi piccoli particolari in leggero rilievo. Denota una assoluta maestria dei tecnici nipponici nella realizzazione degli stampi ma è forse, paradossalmente, il difetto più palese di questo modello. Pare infatti che gli stampisti, in uno sfoggio di bravura, si siano fatti prendere troppo la mano, perchè la riproduzione di rivetti (in rilievo e in negativo) e di cerniere di portelli, pur se ammirevole in sé per la estrema finezza, è francamente fuori luogo nella scala 1/72. Peccatuccio veniale facilmente correggibile con una leggera passata di carta abrasiva, ovvero di stucco liquido Mr. Surfacer 500 nei (pochi) punti necessari per riportare le superfici del nostro Corsair, come l'intradosso alare o la coda, a un aspetto più “pulito”.
Ricordo per inciso che sull'F4U la Vought applicò per la prima volta e con successo la tecnica di giunzione mediante saldatura elettrica a punti per molti pannelli in alclad della fusoliera e per alcuni nelle ali. Ciò permise di eliminare un gran numero dei tradizionali rivetti e delle relative irregolarità superficiali, quindi vediamo di imitarne l'esempio anche per la nostra personale riproduzione.
Il discorso non finisce qui, ma si può estendere alla accattivante ma un tantino troppo accentuata rappresentazione delle ampie zone telate dell'aereo, soprattutto nelle semiali esterne e nei flap. In questo caso sembra che i nipponici si siano fidati ciecamente dei loro disegni in scala, senza cercare conferma dell'aspetto della tela nei velivoli reali (conservati e restaurati) o nelle immagini d'epoca. Se così fosse, avrebbero notato che tali zone hanno una superficie tesa come un tamburo, interrotta solo dai sottili rilievi delle centine, e non sono certo incavate come pensano.
Più in generale, mi pare che da qualche tempo si sia instaurata una sorta di "convenzione" tra fabbricanti di kit per riprodurre queste superfici in modo da appagare quello che loro pensano sia l'occhio del modellista comune, senza curarsi di come stiano le cose in realtà e di conseguenza di come dovrebbero apparire ridotte in scala. I veri modellisti comuni, invece, si dovrebbero rassegnare a questo clichè, come all'altrettanto nefasta moda di molti anni fa che vedeva addiririttura la trama della tela esibita in primo piano...
Tornando al nostro corsaro, stucco e carta abrasiva, anche qui, aiutano ad attenuare questo leggero ma fastidioso effetto "tessuto bagnato/fracico".
Visto che siamo in tema, per amor di precisione e fedeltà al vero, risolviamo quindi una serie di problemini superficiali (nel senso di aspetto esteriore) sparsi in giro per il modello; niente di grave, tranquilli. 
Gli scarichi ventrali sono il dettaglio più deludente in mezzo a cotanto sfarzo: poco realistici perchè poco profondi, li rifarei con tubicini di diametro adeguato, sistemati nei rispettivi scassi opportunamente scavati a colpi di trapano. Veramente eccellente, invece, la riproduzione del flabello semiaperto centrale, sfogo degli intercooler.
In mezzo ai succitati due gruppi di scarichi si trovano tre misteriose "bocchette" allineate. Visto che credo nella divulgazione per migliorare il sapere collettivo (?!), vi svelerò che si tratta delle valvole di sfiato del carburatore triplo corpo in caso di ritorni di fiamma dal motore; però non dovrebbero essere incassate, ma solo a filo della superficie. Ergo stuccare, reincidere e verniciare del colore base Sea Blue Gloss come il resto del modello, non in nero, come suggerito erroneamente nelle istruzioni.
Da come alla Tamiya hanno scomposto l'assemblaggio del kit, è evidente che ci dobbiamo aspettare la gamma completa dei primi Corsair, quindi F4U-1 birdcage e -1A. Questo comporta qualche compromesso, che nel nostro caso si traduce nel cancellare ogni traccia della presenza dei serbatoi alari, presenti sulle varianti iniziali ma eliminati sugli -1D. Perciò, sull'estradosso si stuccano i due circoletti presso il bordo d'entrata che simulano i bocchettoni di riempimento e sull'intradosso, nella stessa zona, si asportano i quattro portellini ovali in rilievo per lo svuotamento e la manutenzione. Abolire anche il faro di atterraggio sotto l'ala sinistra. Per la gobba dorsale dietro la cabina, consiglio di applicare prima le sue due metà alle rispettive semifusoliere e poi rifinirne la giunzione; non incollatele prima fra loro e dopo alla fusoliera assemblata, perchè così il lavoro di finitura sarebbe molto più gravoso.
I nipponici, sempre animati da nobili intenzioni, per carità, si sono (e ci hanno) poi complicato invano la vita offrendo in un pezzo separato la sola sezione interna del flap destro, allo scopo di stamparla con un bel gradino di accesso incorporato. Tutto inutile: tale modifica, peraltro richiesta a gran voce dai piloti, fu introdotta sull'F4U-4, e si può anche trovare su diversi -1D, ma unicamente dopo la fine delle ostilità. Nessun Corsair della prima generazione che abbia fatto la guerra ne era dotato. Plasticard e stucco, prego.
Altro semplice intervento migliorativo consiste nell'eliminare tutte le aste di comando delle alette dalle superfici mobili e sostiturle con sottili pezzetti di sprue stirato, molto più realistici (neanche la Tamiya fa miracoli...).
Come avrete notato, a parte il problema delle superfici telate, in tutti i casi si tratta di operazioni piuttosto correnti, ciò perchè la base di partenza è veramente molto buona. Le forme generali del modello sono infatti eccellenti, con una sola eccezione che vedremo tra poco, e anche le misure sono molto soddisfacenti: la maggior parte delle dimensioni, come pure la lunghezza totale, sono OK, mentre solo le aperture di ali e piani orizzontali sono scarse di 1,5 mm, entità trascurabile.
Degni di nota numerosi accorgimenti e raffinatezze. Per esempio la deriva è correttamente angolata di 2° verso destra; le caratteristiche prese d'aria alla radice del bordo d'attacco alare sono fornite in due parti separate per un effetto davvero ottimo; la cofanatura del motore non è attaccata ad alcuno sprue perchè viene ottenuta in uno stampo scomponibile appositamente studiato. Questo consente di ottenere un particolare senza linee di giunzione visibili, con il dettaglio superficiale perfettamente riprodotto su tutta la circonferenza e soprattutto assolutamente privo di conicità. Sarebbe una prestazione da applauso, non fosse per il fatto che la capottatura non era perfettamente cilindrica, perchè nella parte alta si raccordava al profilo del muso spiovente conformandosi alla linea (quasi) retta che va dal parabrezza al labbro anteriore. Qui invece ci troviamo con un'avvertibile soluzione di continuità. Non tentate di risolvere la cosa incollando il propulsore angolato verso il basso, peggiorando le cose: il suo asse era parallelo alla linea di volo. Occorre perciò carteggiare la sommità del labbro anteriore, abbassandolo per fargli seguire il muso, nonchè trafficare con l'incastro del raccordo fisso superiore (piegatelo, stuccatelo, fate voi) per giungere a una sagoma più filante e corretta.
A corredo possiamo scegliere fra una corona di flabelli aperti e una di chiusi. Di nuovo inutile: è quasi impossibile trovare un Corsair fermo al suolo con le alette di raffreddamento chiuse.
Molto fedele il complesso elica/mozzo, mentre il motore non convince pienamente a causa della foggia troppo conica dei cilindri, fortunatamente poco visibili. Meno male che il riduttore si lascia usare e poi abbiamo una ottima paratia posteriore con le tubazioni degli scarichi in evidenza. L'interno della capottatura va verniciato Tinted Zinch Chromate/Interior Green.
Entrambe le capottine sono discrete, però in quella del primo tipo i due frame superiori di rinforzo sono troppo dritti e convergenti; se serve, meglio usare il secondo tipo, dipingendo i rinforzi. I superdettagliatori possono aggiungere i tre retrovisori sull'arco anteriore del telaio. Anche il parabrezza curvo (separato) figura abbastanza bene, ma il raccordo della porzione centrale con la fusoliera non è perfetto e causa un antiestetico gradino. Al suo interno è vistosamente assente il blindovetro piatto, ma non è difficile fabbricarselo con una lastrina di plastica trasparente.
Sotto il tettuccio disponiamo di una spettacolare riproduzione dell'abitacolo, otto pezzi in tutto, giustamente priva di pavimento e che quindi arriva fino al fondo della fusoliera. Onestamente non si sente alcun bisogno di integrazioni mediante resine o fotoincisioni, casomai di leggeri interventi come il rifacimento del volantino dei trim degli equilibratori, del gruppo manetta del gas sul fianco sinistro e l'aggiunta della vistosa leva di comando dei flap. Meglio spostare un poco più indietro il sedile, limando i due attacchi sulla paratia posteriore. Sopra la palpebra del cruscotto, ai lati del collimatore, aggiungete un paio di pulsantiere per gli interruttori dell'armamento di lancio (a sinistra) e di caduta (a destra) ed è tutto. Le istruzioni base per la colorazione sono corrette, tranne che per le pareti sopra le console laterali, che devono essere in nero opaco. La bombola dell'ossigeno, alla destra del sedile, è invece gialla.
Per il carrello non si possono lesinare le lodi. I vani principali nelle ali sono (finalmente!) della profondità giusta e anche piuttosto ben dettagliati: c'è pure una porzione del longherone principale da incollare separatamente. Molto realistiche le facce interne dei portelli. Qualche lieve imprecisione nei cerchioni non pregiudica un giudizio ampiamente positivo per le ruote. Idem per le gambe di forza: aggiungerei soltanto il tubo flessibile del circuito idraulico dei freni e l'asticella snodata che durante il ciclo di retrazione ne accorciava la lunghezza, comprimendone l'ammortizzatore.
Situazione analoga per il ruotino di coda. Le due semifusoliere sono già provviste internamente di una piacevole serie di ordinate trasversali. La gamba di forza, qui del tipo alto con prolunga sulla forcella, era un complesso piuttosto complicato, ma qui è stampata tutt'uno con la ruota e il gancio d'appontaggio, ciò che la rende un pochino semplificata ma tutto sommato accettabile (e robusta). I volonterosi potranno praticare qua e la diversi fori di alleggerimento e aggiungere le numerose aste di azionamento del gancio. Eccellenti i portelli, provvisti della carenatura posteriore per il ruotino più sporgente, particolare, questo, presente su molti -1D, perché equipaggiati appunto con gamba di forza allungata.
In quanto a carichi esterni, si parte da un paio di discreti, classici serbatoi sganciabili Mk.12 da 150 galloni US da appendere ai piloni alari interni. Meglio usarne solo uno, a destra; era una configurazione molto comune in caso di utilizzo degli otto razzi HVAR da 5 pollici di cui pure disponiamo. L'aspetto dei quali sarebbe pure accettabile, non fosse per le alette posteriori incredibilmente spesse che gridano vendetta al plasticard sottile... Per migliorarli occorre procedere poi ad alcuni altri interventi: A) aggiungere il cavo di accensione (usate sottile filo di rame da avvolgimenti elettrici, dipinto di nero) che va dalla coda di ogni razzo a metà altezza di ogni rispettivo piloncino posteriore. B) Fabbricare, con plasticard sottile, le piastre di fissaggio dei piloncini (una per ogni coppia) al ventre alare. C) Verniciare i piloncini in Sea Blue Gloss e soprattutto badare ad incollarli perpendicolari al suolo, non all'intradosso. Le istruzioni di colorazione dei razzi sono OK, però le alette spesso potevano essere di colore nero.
Un aspetto importante nei velivoli armati con tali ordigni è che per evitare danni da vampa alle zone telate, il rivestimento ventrale nella sezione esterna dei flap e delle ali fino alla radice degli alettoni fu sostituito con lamiera d’alluminio. Caratteristica, comune anche al coevo Hellcat, piuttosto visibile anche in scala 1/72.
A proposito, se distribuite qualche scrostatura della vernice sul vostro modello, alla larga dagli alettoni: erano fabbricati interamente in legno.
Le decals sono stampate molto bene, pure le stencil più minuscole sono ben leggibili... con una lente d'ingrandimento! Non ho avuto modo di provarle, ma occhio: giudicando dalle foto sulla scatola la coprenza su fondi scuri potrebbe non essere ottimale. Come anticipato, permettono la scelta fra tre opzioni; sono tutti velivoli molto simili, con la classica livrea Sea Blue Gloss totale, armati di razzi e operanti nei pressi dell'arcipelago giapponese durante l'ultimo anno della II Guerra Mondiale.
1) F4U-1D, no. 167 (Bu. No. 57803) del Lt. Cdr. (Cap. di Corvetta) Roger R. Hedrick, comandante del VF-84, Air Group 84, imbarcato sulla portaerei CV-17 Bunker Hill (Task Group 58.3) durante gli attacchi contro il Giappone e Iwo Jima del febbraio del 1945. Il velivolo è caratterizzato dal grande G symbol identificante la portaerei (una freccia bianca) su ali e timone e da una banda gialla sul muso che ebbe però breve vita, essendo rimossa da tutti gli aerei del gruppo di volo già dal 25 febbraio.
Non ho reperito alcuna immagine di questo specifico Corsair, pur trovandone molte altre dei suoi "compagni" di squadriglia, scattate durante il lancio di un attacco (il cineoperatore di bordo doveva essere un vero appassionato del suo lavoro). Su questa base, tutto indica che i distintivi forniti siano corretti, con l'eccezione dei minuscoli numeri individuali sul muso (decal 1), il cui fondo non era nero bensì Sea Blue Gloss. Attenzione però che, come gli altri “corsari” del suo reparto, anche questo probabilmente aveva un gamba del ruotino corta e i relativi portelli senza carenatura. 
2) F4U-1D, no. 1 del Maj. Herman H. Hansen Jr., VMF-112, Air Group 82, imbarcato sulla portaerei CV-20 Bennington (Task Group 58.1) e operante nella stessa zona del precedente, nel gennaio/febbraio 1945. Esemplare un pochino anonimo, con una piccola freccia bianca come G symbol e il mozzo dell'elica giallo. Esiste una foto a pag.89 di Navy Air Colors vol. 1 della Squadron che conferma l'esattezza dello schema proposto, tranne che per i numeri individuali sul muso un po' troppo alti (decal 11).
3) Un probabile Goodyear FG-1D, no. 530 del VMF-312, 2° Marine Air Wing, basato a Kadena, isola di Okinawa, dall'aprile al giugno 1945. Velivolo pittoresco, con una bella scacchiera bianca sul timone e sull'intera cofanatura motore. La foto a pag. 21 di F4U Corsair in Action/no. 145 convalida che tutto è corretto.
Alcune note utili per tutti e tre gli esemplari: lo stencil no. 33 era solo sul lato destro del tettuccio e le decals nere per le walkways alari (3 e 4) è meglio riverniciarle in grigio scuro, magari con evidenti segni di usura.
Una particolarità molto comune sui Corsair imbarcati era che durante le operazioni di riarmo delle mitragliatrici agli armieri capitava sempre di mescolare fra loro, o addirittura con quelle di altri velivoli, i 12 pannelli delle scatole portanastri (nel bel mezzo di una battaglia aeronavale non c'era tempo di andare per il sottile). Visto che la coccarda sull'ala sinistra era dipinta su tali pannelli, la loro disposizione alla rinfusa creava un caratteristico effetto a scacchiera irregolare bianco/blu nel braccio destro dell'insegna. Parimenti sull'ala destra potevano comparire “strani” rettangoli bianchi disposti a caso. Effetto facile da riprodurre sul nostro modello, ritagliando opportunamente la decal n. 2 della coccarda, per conferire un tocco di realismo in più.
Il mio parere finale è che si tratta in assoluto del miglior Corsair disponibile in 1/72, ma possiede un pesante handicap: il prezzo molto elevato. Volendo ragionare a "peso", con 42.000 Lire (che possono pure arrivare a 49.000, come constatato personalmente in un famoso negozio di Milano) ci portiamo a casa "solo" un caccia monoposto, mentre con meno di 30.000 viene via un bombardiere Heinkel 177 della Revell, nella stessa scala e dalla qualità comparabile... Anche in altri paesi occidentali si lamenta la medesima situazione e l'anomalia è indubbiamente da attribuire agl'importatori, visto che in Giappone il kit si può acquistare a circa 23.000 Lire (1.300 yen, come stampato sulla scatola). Per questo motivo non mi sento di consigliare questa scatola a tutti, men che meno ai modellisti principianti; nonostante la qualità eccellente, il rapporto con il prezzo non è affatto favorevole.
Chiudo con un sentito ringraziamento alla mia carta Bancomat per avere amabilmente fornito l'oggetto di questa recensione.
                                          
                                                                                           Alberto Zanfi
                                                                                           IPMS Modena
                                                                                               no. 823





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