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Eccellente,
nonchè vantaggiosa per tutti, la politica commerciale della nota
azienda del sol levante: riversare le ricerche e la documentazione
raccolta per i suoi recenti kit in 1/48 anche su una equivalente gamma
di scatole nella scala più piccola, all'insegna della sinergia.
Chissà perchè non è una strada battuta da altri
produttori: troppo banale forse? L'unico inconveniente semmai è
la scelta poco originale dei soggetti, orientata verso i soliti
superclassici (che però si vendono sempre). Ciò a
discapito di altri velivoli interessanti che sono stati sempre poco
trattati dalle case modellistiche o avrebbero un gran bisogno di una
riproduzione in 1/72 tecnicamente al passo dei tempi.
Bando alle chiacchere e prendiamo il toro per le corna. La scatola si
presenta con una foto del modello finito sul coperchio, soluzione
onesta, si, ma molto meno gradevole di un bel disegno, secondo me.
All'interno del voluminoso contenitore, "solo" due stampate (ehi,
dov'è il resto del modello?... ah, è tutto qui?) di
plastica grigia ben lavorabile, una stampatina per i trasparenti e il
foglio di decals per tre esemplari. Ciascuno di questi oggetti è
lodevolmente confezionato in una propria busta protettiva trasparente.
I 79 pezzi sono esenti da bave, solo le due semifusoliere presentano un
innocuo svergolamento e gli incastri sono praticamente perfetti. Le
istruzioni sono piuttosto chiare, però non approvo la fastidiosa
usanza di identificare i colori da usare sul modello con un codice del
campionario vernici Tamiya e non con il loro vero nome o la sigla reale.
Il dettaglio superficiale è sottilmente inciso con grande
precisione e aderenza al vero e con diversi piccoli particolari in
leggero rilievo. Denota una assoluta maestria dei tecnici nipponici
nella realizzazione degli stampi ma è forse, paradossalmente, il
difetto più palese di questo modello. Pare infatti che gli
stampisti, in uno sfoggio di bravura, si siano fatti prendere troppo la
mano, perchè la riproduzione di rivetti (in rilievo e in
negativo) e di cerniere di portelli, pur se ammirevole in sé per
la estrema finezza, è francamente fuori luogo nella scala 1/72.
Peccatuccio veniale facilmente correggibile con una leggera passata di
carta abrasiva, ovvero di stucco liquido Mr. Surfacer 500 nei (pochi)
punti necessari per riportare le superfici del nostro Corsair, come
l'intradosso alare o la coda, a un aspetto più “pulito”.
Ricordo per inciso che sull'F4U la Vought applicò per la prima
volta e con successo la tecnica di giunzione mediante saldatura
elettrica a punti per molti pannelli in alclad della fusoliera e per
alcuni nelle ali. Ciò permise di eliminare un gran numero dei
tradizionali rivetti e delle relative irregolarità superficiali,
quindi vediamo di imitarne l'esempio anche per la nostra personale
riproduzione.
Il discorso non finisce qui, ma si può estendere alla
accattivante ma un tantino troppo accentuata rappresentazione delle
ampie zone telate dell'aereo, soprattutto nelle semiali esterne e nei
flap. In questo caso sembra che i nipponici si siano fidati ciecamente
dei loro disegni in scala, senza cercare conferma dell'aspetto della
tela nei velivoli reali (conservati e restaurati) o nelle immagini
d'epoca. Se così fosse, avrebbero notato che tali zone hanno una
superficie tesa come un tamburo, interrotta solo dai sottili rilievi
delle centine, e non sono certo incavate come pensano.
Più in generale, mi pare che da qualche tempo si sia instaurata
una sorta di "convenzione" tra fabbricanti di kit per riprodurre queste
superfici in modo da appagare quello che loro pensano sia l'occhio del
modellista comune, senza curarsi di come stiano le cose in
realtà e di conseguenza di come dovrebbero apparire ridotte in
scala. I veri modellisti comuni, invece, si dovrebbero rassegnare a
questo clichè, come all'altrettanto nefasta moda di molti anni
fa che vedeva addiririttura la trama della tela esibita in primo
piano...
Tornando al nostro corsaro, stucco e carta abrasiva, anche qui, aiutano
ad attenuare questo leggero ma fastidioso effetto "tessuto
bagnato/fracico".
Visto che siamo in tema, per amor di precisione e fedeltà al
vero, risolviamo quindi una serie di problemini superficiali (nel senso
di aspetto esteriore) sparsi in giro per il modello; niente di grave,
tranquilli.
Gli scarichi ventrali sono il dettaglio più deludente in mezzo a
cotanto sfarzo: poco realistici perchè poco profondi, li rifarei
con tubicini di diametro adeguato, sistemati nei rispettivi scassi
opportunamente scavati a colpi di trapano. Veramente eccellente,
invece, la riproduzione del flabello semiaperto centrale, sfogo degli
intercooler.
In mezzo ai succitati due gruppi di scarichi si trovano tre misteriose
"bocchette" allineate. Visto che credo nella divulgazione per
migliorare il sapere collettivo (?!), vi svelerò che si tratta
delle valvole di sfiato del carburatore triplo corpo in caso di ritorni
di fiamma dal motore; però non dovrebbero essere incassate, ma
solo a filo della superficie. Ergo stuccare, reincidere e verniciare
del colore base Sea Blue Gloss come il resto del modello, non in nero,
come suggerito erroneamente nelle istruzioni.
Da come alla Tamiya hanno scomposto l'assemblaggio del kit, è
evidente che ci dobbiamo aspettare la gamma completa dei primi Corsair,
quindi F4U-1 birdcage e -1A. Questo comporta qualche compromesso, che
nel nostro caso si traduce nel cancellare ogni traccia della presenza
dei serbatoi alari, presenti sulle varianti iniziali ma eliminati sugli
-1D. Perciò, sull'estradosso si stuccano i due circoletti presso
il bordo d'entrata che simulano i bocchettoni di riempimento e
sull'intradosso, nella stessa zona, si asportano i quattro portellini
ovali in rilievo per lo svuotamento e la manutenzione. Abolire anche il
faro di atterraggio sotto l'ala sinistra. Per la gobba dorsale dietro
la cabina, consiglio di applicare prima le sue due metà alle
rispettive semifusoliere e poi rifinirne la giunzione; non incollatele
prima fra loro e dopo alla fusoliera assemblata, perchè
così il lavoro di finitura sarebbe molto più gravoso.
I nipponici, sempre animati da nobili intenzioni, per carità, si
sono (e ci hanno) poi complicato invano la vita offrendo in un pezzo
separato la sola sezione interna del flap destro, allo scopo di
stamparla con un bel gradino di accesso incorporato. Tutto inutile:
tale modifica, peraltro richiesta a gran voce dai piloti, fu introdotta
sull'F4U-4, e si può anche trovare su diversi -1D, ma unicamente
dopo la fine delle ostilità. Nessun Corsair della prima
generazione che abbia fatto la guerra ne era dotato. Plasticard e
stucco, prego.
Altro semplice intervento migliorativo consiste nell'eliminare tutte le
aste di comando delle alette dalle superfici mobili e sostiturle con
sottili pezzetti di sprue stirato, molto più realistici (neanche
la Tamiya fa miracoli...).
Come avrete notato, a parte il problema delle superfici telate, in
tutti i casi si tratta di operazioni piuttosto correnti, ciò
perchè la base di partenza è veramente molto buona. Le
forme generali del modello sono infatti eccellenti, con una sola
eccezione che vedremo tra poco, e anche le misure sono molto
soddisfacenti: la maggior parte delle dimensioni, come pure la
lunghezza totale, sono OK, mentre solo le aperture di ali e piani
orizzontali sono scarse di 1,5 mm, entità trascurabile.
Degni di nota numerosi accorgimenti e raffinatezze. Per esempio la
deriva è correttamente angolata di 2° verso destra; le
caratteristiche prese d'aria alla radice del bordo d'attacco alare sono
fornite in due parti separate per un effetto davvero ottimo; la
cofanatura del motore non è attaccata ad alcuno sprue
perchè viene ottenuta in uno stampo scomponibile appositamente
studiato. Questo consente di ottenere un particolare senza linee di
giunzione visibili, con il dettaglio superficiale perfettamente
riprodotto su tutta la circonferenza e soprattutto assolutamente privo
di conicità. Sarebbe una prestazione da applauso, non fosse per
il fatto che la capottatura non era perfettamente cilindrica,
perchè nella parte alta si raccordava al profilo del muso
spiovente conformandosi alla linea (quasi) retta che va dal parabrezza
al labbro anteriore. Qui invece ci troviamo con un'avvertibile
soluzione di continuità. Non tentate di risolvere la cosa
incollando il propulsore angolato verso il basso, peggiorando le cose:
il suo asse era parallelo alla linea di volo. Occorre perciò
carteggiare la sommità del labbro anteriore, abbassandolo per
fargli seguire il muso, nonchè trafficare con l'incastro del
raccordo fisso superiore (piegatelo, stuccatelo, fate voi) per giungere
a una sagoma più filante e corretta.
A corredo possiamo scegliere fra una corona di flabelli aperti e una di
chiusi. Di nuovo inutile: è quasi impossibile trovare un Corsair
fermo al suolo con le alette di raffreddamento chiuse.
Molto fedele il complesso elica/mozzo, mentre il motore non convince
pienamente a causa della foggia troppo conica dei cilindri,
fortunatamente poco visibili. Meno male che il riduttore si lascia
usare e poi abbiamo una ottima paratia posteriore con le tubazioni
degli scarichi in evidenza. L'interno della capottatura va verniciato
Tinted Zinch Chromate/Interior Green.
Entrambe le capottine sono discrete, però in quella del primo
tipo i due frame superiori di rinforzo sono troppo dritti e
convergenti; se serve, meglio usare il secondo tipo, dipingendo i
rinforzi. I superdettagliatori possono aggiungere i tre retrovisori
sull'arco anteriore del telaio. Anche il parabrezza curvo (separato)
figura abbastanza bene, ma il raccordo della porzione centrale con la
fusoliera non è perfetto e causa un antiestetico gradino. Al suo
interno è vistosamente assente il blindovetro piatto, ma non
è difficile fabbricarselo con una lastrina di plastica
trasparente.
Sotto il tettuccio disponiamo di una spettacolare riproduzione
dell'abitacolo, otto pezzi in tutto, giustamente priva di pavimento e
che quindi arriva fino al fondo della fusoliera. Onestamente non si
sente alcun bisogno di integrazioni mediante resine o fotoincisioni,
casomai di leggeri interventi come il rifacimento del volantino dei
trim degli equilibratori, del gruppo manetta del gas sul fianco
sinistro e l'aggiunta della vistosa leva di comando dei flap. Meglio
spostare un poco più indietro il sedile, limando i due attacchi
sulla paratia posteriore. Sopra la palpebra del cruscotto, ai lati del
collimatore, aggiungete un paio di pulsantiere per gli interruttori
dell'armamento di lancio (a sinistra) e di caduta (a destra) ed
è tutto. Le istruzioni base per la colorazione sono corrette,
tranne che per le pareti sopra le console laterali, che devono essere
in nero opaco. La bombola dell'ossigeno, alla destra del sedile,
è invece gialla.
Per il carrello non si possono lesinare le lodi. I vani principali
nelle ali sono (finalmente!) della profondità giusta e anche
piuttosto ben dettagliati: c'è pure una porzione del longherone
principale da incollare separatamente. Molto realistiche le facce
interne dei portelli. Qualche lieve imprecisione nei cerchioni non
pregiudica un giudizio ampiamente positivo per le ruote. Idem per le
gambe di forza: aggiungerei soltanto il tubo flessibile del circuito
idraulico dei freni e l'asticella snodata che durante il ciclo di
retrazione ne accorciava la lunghezza, comprimendone l'ammortizzatore.
Situazione analoga per il ruotino di coda. Le due semifusoliere sono
già provviste internamente di una piacevole serie di ordinate
trasversali. La gamba di forza, qui del tipo alto con prolunga sulla
forcella, era un complesso piuttosto complicato, ma qui è
stampata tutt'uno con la ruota e il gancio d'appontaggio, ciò
che la rende un pochino semplificata ma tutto sommato accettabile (e
robusta). I volonterosi potranno praticare qua e la diversi fori di
alleggerimento e aggiungere le numerose aste di azionamento del gancio.
Eccellenti i portelli, provvisti della carenatura posteriore per il
ruotino più sporgente, particolare, questo, presente su molti
-1D, perché equipaggiati appunto con gamba di forza allungata.
In quanto a carichi esterni, si parte da un paio di discreti, classici
serbatoi sganciabili Mk.12 da 150 galloni US da appendere ai piloni
alari interni. Meglio usarne solo uno, a destra; era una configurazione
molto comune in caso di utilizzo degli otto razzi HVAR da 5 pollici di
cui pure disponiamo. L'aspetto dei quali sarebbe pure accettabile, non
fosse per le alette posteriori incredibilmente spesse che gridano
vendetta al plasticard sottile... Per migliorarli occorre procedere poi
ad alcuni altri interventi: A) aggiungere il cavo di accensione (usate
sottile filo di rame da avvolgimenti elettrici, dipinto di nero) che va
dalla coda di ogni razzo a metà altezza di ogni rispettivo
piloncino posteriore. B) Fabbricare, con plasticard sottile, le piastre
di fissaggio dei piloncini (una per ogni coppia) al ventre alare. C)
Verniciare i piloncini in Sea Blue Gloss e soprattutto badare ad
incollarli perpendicolari al suolo, non all'intradosso. Le istruzioni
di colorazione dei razzi sono OK, però le alette spesso potevano
essere di colore nero.
Un aspetto importante nei velivoli armati con tali ordigni è che
per evitare danni da vampa alle zone telate, il rivestimento ventrale
nella sezione esterna dei flap e delle ali fino alla radice degli
alettoni fu sostituito con lamiera d’alluminio. Caratteristica, comune
anche al coevo Hellcat, piuttosto visibile anche in scala 1/72.
A proposito, se distribuite qualche scrostatura della vernice sul
vostro modello, alla larga dagli alettoni: erano fabbricati interamente
in legno.
Le decals sono stampate molto bene, pure le stencil più
minuscole sono ben leggibili... con una lente d'ingrandimento! Non ho
avuto modo di provarle, ma occhio: giudicando dalle foto sulla scatola
la coprenza su fondi scuri potrebbe non essere ottimale. Come
anticipato, permettono la scelta fra tre opzioni; sono tutti velivoli
molto simili, con la classica livrea Sea Blue Gloss totale, armati di
razzi e operanti nei pressi dell'arcipelago giapponese durante l'ultimo
anno della II Guerra Mondiale.
1) F4U-1D, no. 167 (Bu. No. 57803) del Lt. Cdr. (Cap. di Corvetta)
Roger R. Hedrick, comandante del VF-84, Air Group 84, imbarcato sulla
portaerei CV-17 Bunker Hill (Task Group 58.3) durante gli attacchi
contro il Giappone e Iwo Jima del febbraio del 1945. Il velivolo
è caratterizzato dal grande G symbol identificante la portaerei
(una freccia bianca) su ali e timone e da una banda gialla sul muso che
ebbe però breve vita, essendo rimossa da tutti gli aerei del
gruppo di volo già dal 25 febbraio.
Non ho reperito alcuna immagine di questo specifico Corsair, pur
trovandone molte altre dei suoi "compagni" di squadriglia, scattate
durante il lancio di un attacco (il cineoperatore di bordo doveva
essere un vero appassionato del suo lavoro). Su questa base, tutto
indica che i distintivi forniti siano corretti, con l'eccezione dei
minuscoli numeri individuali sul muso (decal 1), il cui fondo non era
nero bensì Sea Blue Gloss. Attenzione però che, come gli
altri “corsari” del suo reparto, anche questo probabilmente aveva un
gamba del ruotino corta e i relativi portelli senza carenatura.
2) F4U-1D, no. 1 del Maj. Herman H. Hansen Jr., VMF-112, Air Group 82,
imbarcato sulla portaerei CV-20 Bennington (Task Group 58.1) e operante
nella stessa zona del precedente, nel gennaio/febbraio 1945. Esemplare
un pochino anonimo, con una piccola freccia bianca come G symbol e il
mozzo dell'elica giallo. Esiste una foto a pag.89 di Navy Air Colors
vol. 1 della Squadron che conferma l'esattezza dello schema proposto,
tranne che per i numeri individuali sul muso un po' troppo alti (decal
11).
3) Un probabile Goodyear FG-1D, no. 530 del VMF-312, 2° Marine Air
Wing, basato a Kadena, isola di Okinawa, dall'aprile al giugno 1945.
Velivolo pittoresco, con una bella scacchiera bianca sul timone e
sull'intera cofanatura motore. La foto a pag. 21 di F4U Corsair in
Action/no. 145 convalida che tutto è corretto.
Alcune note utili per tutti e tre gli esemplari: lo stencil no. 33 era
solo sul lato destro del tettuccio e le decals nere per le walkways
alari (3 e 4) è meglio riverniciarle in grigio scuro, magari con
evidenti segni di usura.
Una particolarità molto comune sui Corsair imbarcati era che
durante le operazioni di riarmo delle mitragliatrici agli armieri
capitava sempre di mescolare fra loro, o addirittura con quelle di
altri velivoli, i 12 pannelli delle scatole portanastri (nel bel mezzo
di una battaglia aeronavale non c'era tempo di andare per il sottile).
Visto che la coccarda sull'ala sinistra era dipinta su tali pannelli,
la loro disposizione alla rinfusa creava un caratteristico effetto a
scacchiera irregolare bianco/blu nel braccio destro dell'insegna.
Parimenti sull'ala destra potevano comparire “strani” rettangoli
bianchi disposti a caso. Effetto facile da riprodurre sul nostro
modello, ritagliando opportunamente la decal n. 2 della coccarda, per
conferire un tocco di realismo in più.
Il mio parere finale è che si tratta in assoluto del miglior
Corsair disponibile in 1/72, ma possiede un pesante handicap: il prezzo
molto elevato. Volendo ragionare a "peso", con 42.000 Lire (che possono
pure arrivare a 49.000, come constatato personalmente in un famoso
negozio di Milano) ci portiamo a casa "solo" un caccia monoposto,
mentre con meno di 30.000 viene via un bombardiere Heinkel 177 della
Revell, nella stessa scala e dalla qualità comparabile... Anche
in altri paesi occidentali si lamenta la medesima situazione e
l'anomalia è indubbiamente da attribuire agl'importatori, visto
che in Giappone il kit si può acquistare a circa 23.000 Lire
(1.300 yen, come stampato sulla scatola). Per questo motivo non mi
sento di consigliare questa scatola a tutti, men che meno ai modellisti
principianti; nonostante la qualità eccellente, il rapporto con
il prezzo non è affatto favorevole.
Chiudo con un sentito ringraziamento alla mia carta Bancomat per avere
amabilmente fornito l'oggetto di questa recensione.
Alberto Zanfi
IPMS Modena
no. 823
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