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La recensione di
questo modello è
piuttosto tardiva, dato
che venne immesso sul mercato parecchi anni orsono, ma è stata
stimolata da un
paio di pubblicazioni che ho letto e apprezzato. Comincerò
quindi elencando un
po' di bibliografia specificamente mirata all'F-111, che ritengo utile
ai
modellisti e comunque interessante per gli amanti del soggetto,
così, tanto per
stuzzicare l’appetito: A) F-111
Aardvark di A. Davies e T. Thornborough, ediz. Crowood, 1997,
£P. 29,95. Da due
degli esperti riconosciuti sull'argomento, probabilmente l'opera
più completa,
direi definitiva, su questo aereo d'attacco. Riccamente illustrato, per
lo più
in bianco e nero, dal testo molto approfondito e tecnicamente
esauriente. Gli
autori avevano gia pubblicato un altro ottimo libro nel 1989 per la
Arms &
Armour, intitolato F-111, Success in
Action (£P. 19,95), con una
trattazione forse ancor più ampia, ma illustrato meno
profusamente e ovviamente
non aggiornato agli ultimi sviluppi (Desert Storm, programmi di
modernizzazione
ecc.). Di quest'ultimo titolo esiste un’edizione italiana, tradotta da
F.lli
Melita Edit., 1993, a £ 38.000 (spesso scontate del 50%:
affarone!). B) General Dynamics F-111 Aardvark di Don
Logan, ediz.
Schiffer, 1998, $ 59,95. Ideale complemento al precedente tomo. Dopo un
preambolo storico-tecnico piuttosto breve ma interessante, l'autore (ex
navigatore di F-4, F-111 e veterano/POW del Vietnam) ci presenta una
impressionante serie di fotografie a colori (più di 740...) con
l'intento di
dedicarne almeno una a ciascun esemplare costruito, missione riuscita
per oltre
il 90%! Le immagini sono ordinate per variante e matricola, e ciascuna
riporta
nella didascalia una breve storia del velivolo e spesso la data della
ripresa.
Esse sono ben stampate e molte provengono dagli archivi di noti
fotografi e
appassionati, quindi sono quasi tutte di ottima qualità e di
classico taglio
spotteristico: ripresa laterale con obiettivo 50mm e senza persone
intorno.
Fanno eccezione quelle (poche) dell'autore, che pare avere una
fastidiosa
predilezione per il controluce. Volume dedicato ai veri appassionati. C) F-111 Aardvark,
USAF's Ultimate Strike Aircraft di Tony Thornborough, ediz. Osprey
Military
Aircraft, 1993. Si tratta di un agile pubblicazione rilegata in formato
quadrato, appartenente a una delle numerose collane illustrate
dell'editore
inglese. Contiene numerose, ottime foto a colori di tutte le varianti,
anche in
dettaglio e spesso in ambiente operativo o in volo, con eccellenti
didascalie. D) F-111 Aardvark
(grande fantasia nei titoli...) di Hans Halberstadt, ediz. Windrow
& Greene
- serie Wings no. 4, 1992, £P. 9,95. Piacevole fascicoletto
fotografico a colori,
con buone immagini, d'insieme e particolareggiate, focalizzato sugli
F-111D
della Cannon AFB. E) Lock-On no.
5: F-111E/F Aardvark di Willy Peeters, ediz. Verlinden, 1989.
Piccola,
maneggevole monografia con moltissime, belle foto di una miriade di
dettagli,
principalmente della versione E. Piacevoli anche i disegni, pur con
qualche
inesattezza e la scala che non è 1/72 ma 1/67 circa. Imperdibile
per noi
modellisti. F) Detail &
Scale vol. 4 revised edition: F-111 Aardvark
di Bert Kinzey, ediz. Tab, 1989. Altra miniera di informazioni
indirizzata ai
plastimodellisti, con tante foto e anche disegni estratti dai manuali
di
manutenzione. Estremamente utile, pur se diverse immagini in bianco e
nero sono
un po' troppo piccole e scure, difetto diffuso nei primi titoli di
questa
popolare collana. G) World Air
Power Journal vol. 14, autumn 1993. In questo numero della
eccellente pubblicazione trimestrale inglese, l'articolo monografico
centrale,
a firma di Rick Stephens, ha per argomento proprio il nostro
"formichiere".
In 60 pagine è tracciata la storia, lo sviluppo e una esauriente
descrizione
tecnica del velivolo. Molto valide e numerose le immagini a colori,
assai
interessante la sezione dedicata all'armamento. H) http://www.hyperscale.com. Una imperdibile serie di 7 brevi ma “densi” articoli,
pubblicati
nella primavera 2002 sul famoso sito di modellismo e siglati dal grande
Jim
Rotramel, veterano navigatore di Vark nonché appassionato
modellista.
Particolarmente interessanti le sezioni dedicate alle prese d’aria e
alle
cabine di pilotaggio. I) http://f-111.net e http://www.fb-111a.net I due migliori siti Internet dedicati
al nostro, sono di livello assolutamente eccellente. Nel secondo
troviamo
addirittura buona parte del manuale di uso e manutenzione dell’FB-111A. E adesso
basta con le scartoffie,
tuffiamoci nella
plastica. Il che
ci riporta al felice periodo in
cui la Hasegawa
realizzava i suoi kit senza economie, mentre adesso trovarne qualcuno
con i
vani carrello almeno decenti equivale a vincere al lotto. Disponiamo
dunque di
ben 11 stampate per un totale di 186 pezzi in plastica grigio chiaro e
trasparente, tutti con un dettaglio superficiale finemente inciso. Gli
incastri
sono generalmente piuttosto precisi, con l'eccezione dei componenti
principali
della fusoliera e delle ali, alquanto bisognosi di attenzioni, causa la
complessità del modello. Esso
è abbastanza completo e fa
una buona figura a
tettuccio chiuso, pur mancando di alcuni accessori piuttosto in vista,
come le
caratteristiche manette dei motori "ad arco" sulle console centrale e
sinistra, le due maniglie di espulsione gialle e nere e un certo numero
di
dispositivi sulla paratia posteriore (pezzo A15). Su quest'ultima, la
sagoma
triangolare sopra il poggiatesta del pilota rappresenta il kit di
sopravvivenza
in caso di espulsione, peccato che nelle versioni D e F esso fosse
collocato
sul lato opposto (vedi titolo D, pag. 84, della bibliografia). Passiamo
ad occuparci del carrello
anteriore, che si
trova proprio sotto la zona equipaggio. La gamba di forza e i ruotini
sono
ottimamente realizzati, pur se a questi ultimi conviene aggiungere sul
fianco
esterno dei pneumatici un bordo in rilievo (sprue stirato arrotolato in
un
cerchietto), per riprodurre la cresta che riduceva l’ingestione d’acqua
nei
motori in caso di rullaggio su pista bagnata. Il gruppo comunque
è fornito di
tutti i martinetti della movimentazione e anche delle luci di
rullaggio, in
plastica trasparente. I portelli sono dettagliati anche nella faccia
interna,
come pure il vano di retrazione, che è realisticamente profondo
ma potrà
beneficiare di qualche apparato aggiuntivo, essendo nella realtà
molto più
affollato. Ora
è il turno delle grandi prese
d'aria per i motori, le
famigerate Triple Plow II, che sono proprio ben riuscite. I condotti di
ammissione sono di una lunghezza perfettamente rapportata alla scala e
in fondo
ad essi troviamo anche un accettabile primo stadio del compressore.
Molto buoni
gli "spicchi" dei diffusori e i deflettori dello strato limite (pezzi
C6 e C7), al cui interno però è bene praticare un foro di
buone dimensioni per
il condotto di aspirazione vero e proprio (vedi F pag. 19 e C pag.
126). Le
pareti interne (A16 e A17) dispongono ciascuna di due schiere di
quattro
generatori di vortici piuttosto grossolani, dove in realtà le
schiere sarebbero
cinque; consiglio perciò di eliminarli e ai più
ardimentosi di rifarli con
minuscole striscie di plasticard (40 in totale...!) o magari
semplicemente
disegnarli con una matita tenera e molto appuntita. Un' ultima
considerazione
riguarda i diversi pannelli scuri, ben visibili all'interno delle prese
d'aria
per via del colore bianco di fondo: si tratta di materiale
radar-assorbente,
facilmente simulabile con ritagli di decals verniciati in vari toni di
grigio
scuro e/o marrone. Dopo
tanto vagare nelle interiora del
modello è giunto il
momento di parlare delle superfici esterne occupandoci finalmente delle
ali,
che sono un altro punto forte del kit. Infatti c'è tutto il
necessario per
disporle nella classica e corretta posizione di parcheggio, alla
freccia minima
e, come si dice, con tutta la "biancheria fuori", cioè gli
ipersostentatori anteriori e posteriori completamente estesi. Si tratta
di una
soluzione molto apprezzabile e di grande effetto: i flap a doppia
fessura e le
relative guide sono in un pezzo unico, veramente pregevole se si
assottiglia un
poco il bordo d'uscita. Sfortunatamente ci si è dimenticati
delle quattro
alette mobili sul ventre alare, che quando i flap escono dalla loro
sede si
alzano per chiudere le aperture relative (vedi F, pag. 39). Poco male,
semplicemente il rimedio consiste nel liberare lateralmente ciascuna
aletta con
dei tagli al seghetto, per poi ripiegarle verso l'alto facendo perno
sul loro
lato anteriore. Alla radice del bordo d'attacco c'è pure il
settore rotante e
apribile che permette agli slat di abbassarsi; questi ultimi
però non hanno
stranamente alcun incastro definito, perciò ci si deve ingegnare
con linguette
di plasticard sottile come supporto e studiare con attenzione le foto
per
imbroccare l'assetto giusto. Gli
elevoni sono di buona fattura, basta
solo asportare
dai fusi ECM sul bordo di fuga una fettina di plastica tagliando
obliquamente.
Le grandi carenature della fusoliera alla radice dei suddetti piani di
coda
hanno una giunzione inferiore troppo brusca con il fianco del velivolo,
che
pertanto deve essere addolcita con stucco ben raccordato. A proposito,
sulle
estremità posteriori di ali e impennaggi sono distribuite
numerose "corna
di Faraday" (dissipatori di cariche elettrostatiche), somiglianti a
piccole antenne, che possiamo agevolmente ricavare tagliando sottili
pezzi di
sprue stirato. La
riproduzione dei dettagli
superficiali sparsi su tutto
il modello è generalmente di grande pregio, pur con qualche
anomalia. Ad
esempio sui lati del muso davanti alla cabina le antenne ECM annegate
sono
troppo numerose (retaggio dell'F-111A: come al solito questo é
un kit modulare
che abbraccia molte altre varianti), le versioni tarde come la D e la F
ne
avevano molte meno; fortunatamente, per tutte le altre piccole
differenze con
il capostipite A le istruzioni forniscono le "dritte" giuste. Veniamo
al problema più visibile
di questo kit, ovvero la
sagoma dell’aerofreno/portello-carrello-principale, che è troppo
magro/stretto
davanti e non è rastremato verso la coda: i suoi fianchi non devono essere paralleli.
È anche troppo lungo di 2 mm nella parte anteriore. Gli
"spigoli" arrotondati della
fusoliera in
corrispondenza delle cerniere della stiva, per una lunghezza di circa i
2/3
della stessa, presentano delle costolature longitudinali (vedi B, pag.
16 e
29), purtroppo dimenticate. Anche l'aggiunta di tali rilievi è
un po'
laboriosa, ma si può risolvere con un paio di striscette di
plasticard da
stuccare e raccordare successivamente. Non ci
viene fornito alcun pod ECM, il
carico più comune
di tale punto d'attacco, da ricercare dunque nella scatola di accessori
per
velivoli USAF no. X72-4 della stessa Hasegawa o nella propria banca dei
pezzi.
Il tipo più diffuso per un F-111F è l'AN/ALQ-131(V)-13,
meno alto del tipo -131
classico per evidenti motivi di luce libera a terra. Gli F-111D invece
utilizzavano molto sporadicamente il vecchio ALQ-87 o, più
tardi, il QRC
80-01(V)3, versione specializzata del più comune ALQ-119, ad
esso esternamente
identico. È
giunta l’ora di spendere alcune
parole sul sistema
IR-laser per visione/telemetria/designazione Ford Aerospace AN/AVQ-26
Pave
Tack, un marchingegno dal peculiare funzionamento, in dotazione
esclusiva agli
F-111F. Nella realtà esso è montato, in una insolita
posizione semiannegata e
angolata verso l'alto, su un lato di una piatta culla di trasporto
ruotabile di
180° sull'asse longitudinale, la quale è alloggiata nella
stiva bombe
opportunamente modificata. Quando il sistema è spento e retratto
(cioè in volo,
ma non in uso), il lato chiuso della culla mostra ventralmente solo una
carenatura lunga e piana che occupa lo spazio dei due portelli centrali
della
stiva, da essa sostituiti. Se però viene attivato
(principalmente durante le
fasi cruciali di un attacco), la culla ruota in posizione di “lavoro”
esponendo
il pod, dopo di che la testa girevole posteriore può essere
orientata per
battere tutto l'emisfero inferiore del velivolo. Per tale fine la zona
della
culla che ospita la testa non è piatta, come nel kit, ma
presenta una vasta
apertura rettangolare, entro cui si può muovere liberamente la
torretta. Visto
che questo vano nel modello non è stato considerato, ad aprirlo
e delimitarlo
ci dovremo pensare noi. Finalmente
siamo in dirittura finale
(ammetto che questa
recensione mi ha preso la mano, ma tant'è...), perciò
veniamo alle
decalcomanie, molto fini e ben stampate: i colori sono generalmente
giusti e il
film di supporto è quasi invisibile. I relativi schemi di
colorazione sono
veramente accurati e completi, potete seguirli ciecamente. Le proposte
riguardano tre velivoli-bandiera-di-reparto (flagship) con la stessa
livrea
tipo-Vietnam e le superfici inferiori nere, ravvivata però da
diversi accenti
personalizzati: 1)
F-111F Miss
Liberty del comandante il 48° TFW, a Lakeneath (UK) nel giugno
1987, quindi
"targato" LN (vedi B, pag. 197). Esemplare più colorato del
solito
nella coda, con anche una nose art e sul fianco destro gli stemmi di
tutti gli
squadron del reparto, che però hanno qualche tinta sospetta.
Equipaggiato con
Pave Tack e ALQ-131. 2)
F-111D del comandante il 523° TFS
del 27° TFW, basato
alla Cannon AFB (New Mexico, targato CC, ma ovviamente non si tratta
dei
Carabinieri...) nel 1986 circa. Tutto OK per le decals, tranne che per
gli
stemmi gialli (n.29) da applicare sul muso, hanno la sagomina
dell'aereo troppo
grande. Niente pod ECM, solo il Vulcan nella stiva. 3) Il
più pittoresco, l'F-111F
del boss del 366° TFW di
Mountain Home AFB (Idaho, ma targato Modena!) e celebrativo sia del
30°
anniversario del TAC che del bicentenario americano nel 1976. Porta
numerose
bordature nei patriottici rosso-bianco-blu e diversi stemmi di reparto.
Anche
qui tutto bene, eccetto per il numero 30 sul portello sinistro del
carrello
anteriore, troppo grande (vedi B, pag. 173 e Koku-Fan/Famous
Aircraft of the World n. 85). Solo carico esterno, un
pod ECM ALQ-87 sotto la coda e su questo punto devo dilungarmi
nuovamente (vedo
già i vostri sguardi terrorizzati...). A
metà degli anni '70 l'intera
flotta dei -111 in
servizio ricevette un aggiornamento al portello posteriore del carrello
principale, che ne alterava il cinematismo e la sagoma. Prima
dell'intervento
esso si apriva e si chiudeva traslando con un movimento a pantografo,
mantenendosi sempre parallelo al ventre dell'aereo; al suolo era ben
visibile
come un'appendice orizzontale sporgente dietro le grandi ruote. La
modifica ne
accorciò il bordo posteriore, introdusse due costole esterne di
rinforzo e
soprattutto lo rese solidale alla massiccia struttura del carrello,
costringendolo a ruotare con essa. In questo modo il portello, a terra,
si
ritrova in posizione verticale in mezzo alle ruote (come nel kit)
evitando così
di urtare i pod ECM delle ultime generazioni (ALQ-119 e -131,
più lunghi del
vecchio -87) quando agganciati al piloncino ventrale. Dopo tale
premessa avrete
già capito che il velivolo dello schema 3) esibiva la soluzione
vecchia, ciò
che si traduce in un po' di lavoro supplementare con plasticard e sprue
per
retrodatare il portello.
Alberto Zanfi
IPMS Modena n. 823 |
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![]() Last update 9 Mar 2006 |
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