Lockheed P-38J Lightning

Italeri kit no. 032, scala 1/72 - £ 29.000




Si scrive Italeri ma si pronuncia Dragon. Trattasi infatti di un modello di concezione e realizzazione totalmente orientale che l'azienda italiana ha semplicemente confezionato in una scatola recante il proprio marchio. Di converso la ditta produttrice cinese, ora con sede a Shangai, distribuisce col proprio nome, anche nel nostro paese, un (quasi) gemello P-38M per una cifra sensibilmente più alta della scatola italica: misteri del marketing! Ma noi, da navigati modellisti quali siamo, non si guarda l'etichetta nè la provenienza (eventualmente il prezzo...) se un kit è buono e per fortuna questo lo è.
La plastica grigio chiaro esibisce un'apprezzabile dettaglio esterno inciso, molto accurato tranne per un paio di errate linee di pannelli tracciate sul dorso delle semiali esterne: quella trasversale più avanzata (parallela al bordo d'attacco) deve essere abolita perchè in realtà inesistente, mentre l'altra subito dietro va rifatta in modo da essere perpendicolare alla mezzeria, ovvero senza freccia alcuna. La finitura superficiale è lievemente ruvida, potrebbe rendersi necessaria una leggera carteggiatura generale prima della verniciatura finale.
Purtroppo le superfici ventrali di flap e alettoni sono stampate insieme alle metà superiori delle ali, ciò che le ha inspessite creando i presupposti per dei ritiri nella plastica, puntualmente presenti. Unici rimedi sono un'accuratissima stuccatura e carteggiatura, vista le zone molto esposta in cui si presenta l'inconveniente.
Un'ulteriore complicazione viene dagli incastri piuttosto approssimativi dei pezzi principali, caratteristica ricorrente e molto fastidiosa dei kit Dragon, obbligandoci ad un uso continuativo del tubetto di stucco. Le aree più colpite sono le giunzioni delle semiali inferiori con le gondole motori e delle due metà della fusoliera. Attenzione anche al diedro alare: se non lo si controlla in fase di incollaggio risulterà insufficiente. La finitura del modello in metallo naturale, notoriamente allergica a qualunque imperfezione superficiale, non faciliterà certo le cose.
Non è però mia intenzione scoraggiarvi dall'acquisto della scatola perchè, ripeto, si tratta senza dubbio di un prodotto onesto. Le linee inusuali di questo caccia sono state felicemente catturate e a montaggio ultimato avremo una riproduzione molto realistica, avendo l'accortezza di eseguire alcuni ordinari lavoretti che vedremo più avanti.
Unica anomalia abbastanza visibile è la forma in pianta troppo rastremata delle estremità alari, che esibiscono infatti una sagoma poco arrotondata. Probabilmente è il caso di asportarle e rifarle in plasticard.
Per amor del vero, devo anche menzionare che il kit ha un leggero sottodimensionamento, ma solo nelle due dimensioni principali, tutte le altre (e ne ho controllate più di due dozzine) essendo perfettamente rispettate. Mancano cioè 4 mm all'apertura alare e 2 mm alla lunghezza complessiva. Nel primo caso il problema risiede in uno scarso allungamento delle semiali esterne; non sarebbe troppo difficile separarle dall’estradosso alare, fornito in un sol pezzo, e infilare uno spessore di 2 mm all'attaccatura di ciascuna con le gondole motori. 
Nel secondo caso i travi di coda sono leggermente corti e anche qui si tratterebbe di tagliarli giusto davanti ai radiatori onde inserire un distanziale in plasticard. Onestamente però, i difetti citati non sono molto evidenti, lascio quindi a ciascun modellista la decisione di intervenire o meno.
Seguendo l'ordine di montaggio delle istruzioni, si comincia con l'abitacolo, che è fornito di tutto il necessario per apparire piuttosto convincente; si dovrà soltanto limare la corazza dorsale (pezzo A29) per asportare il poggiatesta, non più montato nelle versioni tarde come la J. Basta quindi aggiungere le cinture per il sedile e una attenta verniciatura farà il resto. La capottina è ben fatta e trasparente a sufficienza.
Il carrello è uno dei punti forti del modello. Tutti i vani sono adeguatamente delimitati e sagomati e hanno la giusta profondità; sono arricchiti da alcuni particolari, ma lo spazio per aggiungerne altri non manca di certo, condotti idraulici e tiranti vari abbondavano. Anche le facce interne di tutti i portelli sono gradevolmente dettagliate, come le gambe di forza e le ruote. Bisogna però lavorare di trapano sul ruotino anteriore per rendere passanti le sei aperture di alleggerimento nel cerchio.
Le gondole/travi di coda sono OK, ma i grossi radiatori posteriori sono veramente troppo spogli, inconveniente seccante. E' necessario integrarli con il blocco radiante e alcune paratie interne e possibilmente rifare in plasticard le alette di scarico regolabili. Rifacendosi a qualche buona foto di profilo, con una limetta occorre anche riprendere lievemente la sagoma della punta delle derive, quindi dare una buona assottigliata ai bordi di fuga e d’attacco degli impennaggi verticali. Per tali interventi troverete utili le immagini pubblicate sul numero 26 della rivista francese Replic.
Molto belli l'impennaggio orizzontale, le affusolate prese d'aria laterali e i turbocombressori. Ben fatte le ogive, come anche il gruppo di aperture sotto di esse. Per le eliche, invece, abbiamo a che fare con un problema: essendo incluse in due stampate identiche, composte di parti gemelle, hanno lo stesso verso di rotazione, mentre è noto che il P-38 impiegava eliche controrotanti! Non c'è altro rimedio che la sostituzione di quella destra, pescando nei pezzi di riserva. La mia proviene da un P-40E Hasegawa cannibalizzato.
Per l'ala non c'è molto da fare, se non affinare anche qui i bordi d'uscita. I P-38L avevano una luce d'atterraggio sul bordo d'attacco della semiala sinistra (nel modello c'è già una sede preintagliata dall'interno per il relativo pezzo), mentre nei P-38J questo faro era nell'intradosso, davanti all'alettone (e in tal caso ci si deve arrangiare con trapano e plastica trasparente perchè non ci viene fornito nulla); manca pure il tubo di pitot, in forma di L, da sistemare poco all'interno del suddetto faro. Per ulteriore informazione, a partire dalla serie P-38J-25, tutti i Lightning ricevettero gli speciali dive flaps subalari, che aiutavano a richiamare il velivolo dopo una picchiata ad alta velocità. Ne trovate due belle immagini su P-38 Lightning in Action / n. 109 della Squadron/Signal alle pagg. 40/41; se è il caso, si possono riprodurre con plasticard sottilissimo o, forse meglio, con un pezzo di nastro adesivo per disegnatori Scotch 3M opportunamente ritagliato. Ennesima differenza: i P-38L non avevano più i trim, regolabili in volo, annegati negli alettoni (pur mantenendo quelli sporgenti, aggiustabili solo a terra), che sono perciò da stuccare se scegliete questa variante.
Per carichi esterni abbiamo due caratteristici serbatoi sganciabili a goccia da 150/165 US gal. con piloni di sostegno separati; sebbene le forme siano giuste, essi sono, purtroppo, alquanto sottodimensionati. Sono inclusi pure due tipici lanciarazzi ad "albero rovesciato" (con un totale di dieci proiettili HVAR da 5") studiati espressamente per il P-38L, ma non mi ricordo di alcuna foto che mostrasse un velivolo così equipaggiato in teatro d'operazioni.
Il foglio di decals è stampato dalla Zanchetti di Buccinasco con grande precisione, colori buoni e a registro. Permette di completare un solo esemplare, ma molto colorato: l'ultimo Lightning dell'asso americano Maj. Thomas McGuire, secondo solo a Dick Bong nella classifica di vittorie, che lo utilizzò per abbattere tredici aerei giapponesi fra il novembre e il dicembre del 1944. Era un P-38L-1-LO (quindi la versione stampata sul coperchio della scatola è platealmente sbagliata...) in metallo naturale, matricola 44-24155, battezzato Pudgy(V) e operante nel 431° FS del famoso 475° FG, ovviamente nel Pacifico.
Confidando nel documentato studio sugli aerei utilizzati da questo pilota apparso sul numero di dicembre 1990 della rivista americana Fine Scale Modeler, si nota qualche inesattezza nello schema di colorazione proposto e dunque nelle decals medesime. Il velivolo non aveva infatti le estremità alari rosse (particolari 4 e 5) e neanche gli stemmi col diavolo sui radiatori (23); da non usare neppure gli stencil 17 e 49. Inoltre il pannello delle vittorie, sul lato sinistro del muso, manca di un sottile bordo bianco all'interno di quello rosso. Malauguratamente tutte le coccarde sono troppo piccole; le misure corrette sono 30" per le ali e 20" per i travi di coda. Diverse aree in colore nero (pannelli antiriflesso) e rosso (ornamenti vari) sono state lodevolmente fornite in guisa di decalcomanie, ma ritengo sia più semplice e realistico verniciarle direttamente sul modello.
Ebbene, l'ormai anziano kit Hasegawa ha trovato questa valida realizzazione che lo sostituisce degnamente sul piedistallo di miglior Lightning nella scala piccola. Un modello non perfetto, come abbiamo visto, ma portarlo a un livello elevato non è difficile.


                                                                                 Alberto Zanfi
                                                                                 IPMS Modena
                                                                                     n. 823



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Last update 12 Mar 2005

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