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Si scrive Italeri ma si
pronuncia Dragon. Trattasi infatti di un modello di concezione e
realizzazione totalmente orientale che l'azienda italiana ha
semplicemente confezionato in una scatola recante il proprio marchio.
Di converso la ditta produttrice cinese, ora con sede a Shangai,
distribuisce col proprio nome, anche nel nostro paese, un (quasi)
gemello P-38M per una cifra sensibilmente più alta della scatola
italica: misteri del marketing! Ma noi, da navigati modellisti quali
siamo, non si guarda l'etichetta nè la provenienza
(eventualmente il prezzo...) se un kit è buono e per fortuna
questo lo è.
La plastica grigio chiaro esibisce un'apprezzabile dettaglio esterno
inciso, molto accurato tranne per un paio di errate linee di pannelli
tracciate sul dorso delle semiali esterne: quella trasversale
più avanzata (parallela al bordo d'attacco) deve essere abolita
perchè in realtà inesistente, mentre l'altra subito
dietro va rifatta in modo da essere perpendicolare alla mezzeria,
ovvero senza freccia alcuna. La finitura superficiale è
lievemente ruvida, potrebbe rendersi necessaria una leggera
carteggiatura generale prima della verniciatura finale.
Purtroppo le superfici ventrali di flap e alettoni sono stampate
insieme alle metà superiori delle ali, ciò che le ha
inspessite creando i presupposti per dei ritiri nella plastica,
puntualmente presenti. Unici rimedi sono un'accuratissima stuccatura e
carteggiatura, vista le zone molto esposta in cui si presenta
l'inconveniente.
Un'ulteriore complicazione viene dagli incastri piuttosto
approssimativi dei pezzi principali, caratteristica ricorrente e molto
fastidiosa dei kit Dragon, obbligandoci ad un uso continuativo del
tubetto di stucco. Le aree più colpite sono le giunzioni delle
semiali inferiori con le gondole motori e delle due metà della
fusoliera. Attenzione anche al diedro alare: se non lo si controlla in
fase di incollaggio risulterà insufficiente. La finitura del
modello in metallo naturale, notoriamente allergica a qualunque
imperfezione superficiale, non faciliterà certo le cose.
Non è però mia intenzione scoraggiarvi dall'acquisto
della scatola perchè, ripeto, si tratta senza dubbio di un
prodotto onesto. Le linee inusuali di questo caccia sono state
felicemente catturate e a montaggio ultimato avremo una riproduzione
molto realistica, avendo l'accortezza di eseguire alcuni ordinari
lavoretti che vedremo più avanti.
Unica anomalia abbastanza visibile è la forma in pianta troppo
rastremata delle estremità alari, che esibiscono infatti una
sagoma poco arrotondata. Probabilmente è il caso di asportarle e
rifarle in plasticard.
Per amor del vero, devo anche menzionare che il kit ha un leggero
sottodimensionamento, ma solo nelle due dimensioni principali, tutte le
altre (e ne ho controllate più di due dozzine) essendo
perfettamente rispettate. Mancano cioè 4 mm all'apertura alare e
2 mm alla lunghezza complessiva. Nel primo caso il problema risiede in
uno scarso allungamento delle semiali esterne; non sarebbe troppo
difficile separarle dall’estradosso alare, fornito in un sol pezzo, e
infilare uno spessore di 2 mm all'attaccatura di ciascuna con le
gondole motori.
Nel secondo caso i travi di coda sono leggermente corti e anche qui si
tratterebbe di tagliarli giusto davanti ai radiatori onde inserire un
distanziale in plasticard. Onestamente però, i difetti citati
non sono molto evidenti, lascio quindi a ciascun modellista la
decisione di intervenire o meno.
Seguendo l'ordine di montaggio delle istruzioni, si comincia con
l'abitacolo, che è fornito di tutto il necessario per apparire
piuttosto convincente; si dovrà soltanto limare la corazza
dorsale (pezzo A29) per asportare il poggiatesta, non più
montato nelle versioni tarde come la J. Basta quindi aggiungere le
cinture per il sedile e una attenta verniciatura farà il resto.
La capottina è ben fatta e trasparente a sufficienza.
Il carrello è uno dei punti forti del modello. Tutti i vani sono
adeguatamente delimitati e sagomati e hanno la giusta
profondità; sono arricchiti da alcuni particolari, ma lo spazio
per aggiungerne altri non manca di certo, condotti idraulici e tiranti
vari abbondavano. Anche le facce interne di tutti i portelli sono
gradevolmente dettagliate, come le gambe di forza e le ruote. Bisogna
però lavorare di trapano sul ruotino anteriore per rendere
passanti le sei aperture di alleggerimento nel cerchio.
Le gondole/travi di coda sono OK, ma i grossi radiatori posteriori sono
veramente troppo spogli, inconveniente seccante. E' necessario
integrarli con il blocco radiante e alcune paratie interne e
possibilmente rifare in plasticard le alette di scarico regolabili.
Rifacendosi a qualche buona foto di profilo, con una limetta occorre
anche riprendere lievemente la sagoma della punta delle derive, quindi
dare una buona assottigliata ai bordi di fuga e d’attacco degli
impennaggi verticali. Per tali interventi troverete utili le immagini
pubblicate sul numero 26 della rivista francese Replic.
Molto belli l'impennaggio orizzontale, le affusolate prese d'aria
laterali e i turbocombressori. Ben fatte le ogive, come anche il gruppo
di aperture sotto di esse. Per le eliche, invece, abbiamo a che fare
con un problema: essendo incluse in due stampate identiche, composte di
parti gemelle, hanno lo stesso verso di rotazione, mentre è noto
che il P-38 impiegava eliche controrotanti! Non c'è altro
rimedio che la sostituzione di quella destra, pescando nei pezzi di
riserva. La mia proviene da un P-40E Hasegawa cannibalizzato.
Per l'ala non c'è molto da fare, se non affinare anche qui i
bordi d'uscita. I P-38L avevano una luce d'atterraggio sul bordo
d'attacco della semiala sinistra (nel modello c'è già una
sede preintagliata dall'interno per il relativo pezzo), mentre nei
P-38J questo faro era nell'intradosso, davanti all'alettone (e in tal
caso ci si deve arrangiare con trapano e plastica trasparente
perchè non ci viene fornito nulla); manca pure il tubo di pitot,
in forma di L, da sistemare poco all'interno del suddetto faro. Per
ulteriore informazione, a partire dalla serie P-38J-25, tutti i
Lightning ricevettero gli speciali dive flaps subalari, che aiutavano a
richiamare il velivolo dopo una picchiata ad alta velocità. Ne
trovate due belle immagini su P-38 Lightning in Action / n. 109 della
Squadron/Signal alle pagg. 40/41; se è il caso, si possono
riprodurre con plasticard sottilissimo o, forse meglio, con un pezzo di
nastro adesivo per disegnatori Scotch 3M opportunamente ritagliato.
Ennesima differenza: i P-38L non avevano più i trim, regolabili
in volo, annegati negli alettoni (pur mantenendo quelli sporgenti,
aggiustabili solo a terra), che sono perciò da stuccare se
scegliete questa variante.
Per carichi esterni abbiamo due caratteristici serbatoi sganciabili a
goccia da 150/165 US gal. con piloni di sostegno separati; sebbene le
forme siano giuste, essi sono, purtroppo, alquanto sottodimensionati.
Sono inclusi pure due tipici lanciarazzi ad "albero rovesciato" (con un
totale di dieci proiettili HVAR da 5") studiati espressamente per il
P-38L, ma non mi ricordo di alcuna foto che mostrasse un velivolo
così equipaggiato in teatro d'operazioni.
Il foglio di decals è stampato dalla Zanchetti di Buccinasco con
grande precisione, colori buoni e a registro. Permette di completare un
solo esemplare, ma molto colorato: l'ultimo Lightning dell'asso
americano Maj. Thomas McGuire, secondo solo a Dick Bong nella
classifica di vittorie, che lo utilizzò per abbattere tredici
aerei giapponesi fra il novembre e il dicembre del 1944. Era un
P-38L-1-LO (quindi la versione stampata sul coperchio della scatola
è platealmente sbagliata...) in metallo naturale, matricola
44-24155, battezzato Pudgy(V) e operante nel 431° FS del famoso
475° FG, ovviamente nel Pacifico.
Confidando nel documentato studio sugli aerei utilizzati da questo
pilota apparso sul numero di dicembre 1990 della rivista americana Fine
Scale Modeler, si nota qualche inesattezza nello schema di colorazione
proposto e dunque nelle decals medesime. Il velivolo non aveva infatti
le estremità alari rosse (particolari 4 e 5) e neanche gli
stemmi col diavolo sui radiatori (23); da non usare neppure gli stencil
17 e 49. Inoltre il pannello delle vittorie, sul lato sinistro del
muso, manca di un sottile bordo bianco all'interno di quello rosso.
Malauguratamente tutte le coccarde sono troppo piccole; le misure
corrette sono 30" per le ali e 20" per i travi di coda. Diverse aree in
colore nero (pannelli antiriflesso) e rosso (ornamenti vari) sono state
lodevolmente fornite in guisa di decalcomanie, ma ritengo sia
più semplice e realistico verniciarle direttamente sul modello.
Ebbene, l'ormai anziano kit Hasegawa ha trovato questa valida
realizzazione che lo sostituisce degnamente sul piedistallo di miglior
Lightning nella scala piccola. Un modello non perfetto, come abbiamo
visto, ma portarlo a un livello elevato non è difficile.
Alberto Zanfi
IPMS Modena
n. 823
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