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La multinazionale
modellistica Revell, tramite la sua filiale tedesca, ha lanciato sul
mercato da alcuni anni una serie di scatole di montaggio dedicate ai
classici dell'aviazione da caccia. Si tratta di modelli caratterizzati
da un prezzo di vendita assolutamente concorrenziale e da una generica
buona qualità: gli stampi di produzione sono nuovi (niente
anticaglia riciclata proveniente dal vecchio catalogo dell'azienda o
acquistata da altre ditte in difficoltà) e i pezzi esibiscono un
bel dettaglio superficiale in negativo nel migliore stile nipponico.
Come al solito però, non è tutto oro quello che luccica;
infatti diversi kit di questa serie non reggono bene ad un esame
approfondito, anzi esibiscono alcune debolezze concettuali che non ci
si aspetterebbe, data la mole di documentazione disponibile oggigiorno
per gli appassionati.
Dopo tale incipit cautelativo vediamo di analizzare questo Mustang
uscito sul finire del 1998, che potrà essere istruttivo
confrontare con la concorrente proposta Hasegawa da me già
recensita.
Nella scatola troviamo 49 pezzi in plastica verde scuro di
bell’aspetto, ma costellati in alcune zone dalla spiacevole presenza di
bave di stampaggio, piaga che pensavo fosse ormai debellata da tempo.
Vi sono pure due parti trasparenti, una per il faro di atterraggio
alare, l'altra per la capottina, senza dubbio l'aspetto più
deludente del modello. Essa è infatti talmente spessa da
generare un effetto lente deformante, oltre ad avere i frames errati,
la sagoma dei finestrini posteriori sbagliata e a combaciare con la
fusoliera alla bell'e meglio. Se quindi si vuole evitare un aspetto da
giocattolo, la sua sostituzione con un tettuccio vacuform Falcon o
Squadron è tassativamente necessaria. Spiace constatare che i
trasparenti sono in effetti il tallone d'Achille di un po' tutta questa
nuova gamma di modelli tedeschi.
Come già anticipato, tutti i pezzi presentano un buon dettaglio
superficiale, che tuttavia è alquanto fantasioso in certe zone:
avrei fatto volentieri a meno dei numerosi rivetti riprodotti in
negativo su flap, alettoni e portelli dell'armamento, questi ultimi,
oltretutto, dimensionalmente errati. Le superfici telate delle parti
mobili degli impennaggi sono poi veramente esagerate. Nel velivolo
reale le centinature erano quasi invisibili, ma con carta abrasiva e
buona volontà si risolve tutto senza troppi patemi,
approfittandone per assottigliare i bordi di fuga e per aggiungere le
aste di comando per le alette dei trim: sul dorso per l'equilibratore
destro e sul ventre per il sinistro, più altre due, sempre
ventrali, per gli alettoni.
L'arredamento della cabina è onestamente adeguato, senza essere
sibaritico. Fatemi però il piacere di eliminare il ridicolo,
esagerato effetto legno dal pavimento (in questa scala le venature
dovrebbero essere invisibili) e di assottigliare i fianchi del sedile.
Meglio rifare di sana pianta anche il pezzo 47, che assomiglia poco a
un collimatore. La strumentazione è ben resa dalla decal 25, che
però fatica ad adattarsi al cruscotto, stranamente di forma
diversa e provvisto di fantasiosi "orologi" in rilievo.
Anche per questo kit affrontiamo subito l'esame dell'ala, indubbiamente
fonte di problemi per le scatole di montaggio più recenti.
Cominciamo con le buone notizie: sono esatte la sagoma dei vani
carrello, l'aspetto dei piloni esterni (caratteristico di questa
versione) e la posizione delle tre luci di segnalazione sotto l'ala
destra. La decal 26 servirebbe per colorarle senza sforzo, ma è
molto più realistico fare da sè con vernici, tondino
trasparente, Kristal-Kleer o Vinavil.
Invece la famigerata estensione del bordo d'attacco alla radice non
è poi così ben fatta come sembra, perchè parte da
un punto un po' troppo all'esterno dell'ala, anche se l'unione alla
fusoliera è OK. Il difetto è senza dubbio meno vistoso di
quello (virtualmente opposto) del modello Hasegawa, ma senz'altro
presente.
Qualche imprecisione sulla forma in pianta delle estremità
alari. Mi riferisco al terzo posteriore di tali carenature, che deve
essere praticamente rettilineo e terminare proprio sullo spigolo
esterno dell'alettone. Si rimedia agevolmente con qualche giudizioso
colpo di lima.
Purtroppo ritroviamo in questo modello alcuni passi falsi già
commessi dalla Hasegawa. Non mi riferisco ai flap, cronicamente forniti
solidali all'ala mentre andrebbero separati e incollati abbassati
(ormai ci abbiamo fatto il callo...), ma della profondità
assolutamente insufficiente dei vani carrello. I relativi portelli sono
(sommariamente) dettagliati anche sul lato interno; le gambe di forza
sono discrete, mentre le ruote sono bruttine alquanto, a causa
dell'aspetto approssimativo dei cerchi. In più, le volate delle
armi sono troppo distanziate, non sono allineate orizzontalmente e la
finestra centrale di espulsione bossoli non è in asse con la
mitragliatrice interna, come dovrebbe, ma è in mezzo alle due.
Naturalmente mancano anche le aperture di scarico dei maglioni…
Per concludere il quadro occorre menzionare che il profilo alare non
è il tipo laminare, esclusiva di tale caccia, ma un più
banale e vistosamente fuori luogo biconvesso simmetrico. A ciò
si può rimediare piegando con cautela i gusci superiori e
inferiore delle semiali lungo tutta l'apertura, in modo da schiacciarle
un poco, diciamo all'altezza della linea dei flap o poco più
avanti.
Per la fusoliera, la silhouette del Mustang con la "gobba" è
stata ragionevolmente ben riprodotta. La lunghezza è lievemente
abbondante (+1 mm), niente di grave.
La forma dell'ogiva è buona, meno quella delle pale dell'elica,
la cui sagoma si arrotonda troppo verso la punta, mentre le "cuffie" si
allargano troppo alla base. Il diametro è scarso di 1 mm,
difetto poco apprezzabile.
Il muso ha una sezione trasversale del dorso alquanto arrotondata,
ciò che non corrisponde alla realtà. Infatti la fusoliera
del P-51 con motore Merlin, nel tratto che va dal parabrezza fin quasi
all'ogiva, ha il profilo delle sezioni appiattito alla sommità,
come si evince esaminando la foto di un velivolo in manutenzione, senza
cofanature: i relativi telaietti di sostegno sono squadrati nell'arco
superiore. Purtroppo anche gli scarichi, forniti sia in versione
carenata che "nudi", sono piuttosto scadenti, principalmente a causa
degli improbabili ingrossamenti terminali.
Il radiatore ventrale, la cui sagoma arrotondata è invero
realistica, dispone di un flabello separato e di una paratia interna di
raccordo; anche il radiatore olio ha la sua aletta con lo "scivolo" di
scarico aperto. Discreto il ruotino caudale.
I carichi esterni forniti sono un paio di buoni serbatoi ausiliari da
75 galloni US e due insoliti lanciarazzi bazooka tripli, in 4 pezzi
ciascuno, dall'aspetto abbastanza convincente.
Le decals, sottili, opache, dalla stampa netta, permettono di scegliere
fra due esemplari che esibiscono entrambi una bella bocca di squalo.
La prima opzione è dedicata a un velivolo del 51° Fighter
Group dell'USAAF, basato in Cina nel 1945. La finitura è nei
soliti Olive Drab/Neutral Gray, con ogiva rossa e bande gialle (che
hanno bisogno di una rifilatina perchè il colore del foglio
è fuori registro) sugli impennaggi. Non ho trovato alcuna
immagine fotografica di questo aereo, perciò non mi pronuncio
sulla esattezza dello schema proposto.
L'altra scelta riguarda un Mustang Mk. III del 112° Squadron della
RAF in Italia, nel 1944. La mimetica segue il classico schema Dark
Green/Ocean Grey/Medium Sea Grey, con ogiva rossa e codici bianchi
GA-Q. Il rosso usato per le insegne britanniche è sbagliato,
troppo freddo, e dalla foto che ho trovato a pag. 32 dello Squadron/In
Action n.45, si nota che la lettera individuale Q dovrebbe essere
più sottile. Inoltre i disegni per la colorazione non mostrano
le bande gialle sul bordo d'attacco alare e scambiano la vista
inferiore in pianta con la versione dell'USAAF.
Tirando le somme, in termini assoluti la mia preferenza va ancora alla
scatola di montaggio Hasegawa, anche per motivi di simpatia personali
se vogliamo; chi possiede già il kit giapponese non c'è
ragione che si precipiti ad acquistare il modello Revell.
Se però esaminiamo anche il lato economico, le cose cambiano; il
risparmio conseguito comprando quest'ultimo arrivato è davvero
considerevole e magari permette di investire in accessori per
l'arricchimento di una base di per se già discretamente buona. A
voi la scelta.
Alberto Zanfi
IPMS Modena
n. 823
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