Republic P-47M Thunderbolt

Revell kit no. 04141, scala 1/72 - £ 7.900 (Euro 4,08)




Ho già avuto occasione di scrivere che questa recente gamma di modelli della divisione tedesca della Revell è da trattare con cautela. Infatti, insieme ad alcuni kit francamente deludenti (Spitfire VB, FW.190A), se ne trovano altri di livello più che onesto (P-51B) e perfino di qualità eccellente (Me.262A). Fortunatamente la novità qui esaminata appartiene all'ultima categoria; speriamo sia così anche per l'annunciato Fiat G.91 (speranza amaramente delusa, col senno di poi).
E' comunque il caso di spendere poche parole per descrivere meglio il soggetto.
La versione M del notissimo Thunderbolt aveva tutte le caratteristiche (che vedremo oltre) della classica versione D delle serie tarde con capottina a goccia, ma con in più una consistente miglioria. Fu appunto ricavata, nell'autunno del 1944, per trasformazione degli ultimi 130 P-47D-30-RE sulle linee di montaggio degli stabilimenti Republic di Farmingdale, New York. Ciò avvenne semplicemente installando la nuova serie C potenziata (2800 hp con iniezione d'acqua) del suo altrettanto noto propulsore, il Pratt & Whitney R-2800-57. Il relativo carter del riduttore in due pezzi imbullonati e dalla forma a tamburo, in luogo della precedente fusione monolitica dalla forma più tondeggiante, è l'unica caratteristica visibile che permette di riconoscere un P-47M. Oltre alla matricola in coda, è chiaro.
Praticamente l'intero piccolo lotto di velivoli prodotti fu consegnato, all'inizio del 1945, al celebre 56° Fighter Group della Ottava Air Force in Inghilterra; in tal modo il nostro si aggiudicò la palma di più veloce caccia alleato con motore alternativo a entrare in servizio entro la fine della guerra. Con lo sproposito di cavalli a disposizione in regime di surpotenza e malgrado la mole, il P-47M era effettivamente in grado di raggiungere i 761 km/h in volo livellato... Ma è giunto il momento di occuparsi di plastica.
Il primo impatto è alquanto sconcertante ancor prima di aprire la scatola, perchè il suo disegno ci mostra un velivolo con dei carichi subalari fuori luogo. Purtroppo il contenuto conferma quanto minacciato dall'involucro: la stampata relativa offre 10 razzi HVAR e due serbatoi sganciabili a goccia da 150 galloni US (tipo P-38), accessori molto più indicati per i P-47N impiegati nel Pacifico. Nel nostro caso avrebbe invece fatto più piacere trovare un paio dei caratteristici serbatoi alari "piatti" da 150 galloni o la speciale tanica ventrale da 200 galloni, sempre piatta, realizzata esclusivamente per i P-47M. Considerata anche la dislocazione degli altri pezzi (le ali sono in uno sprue tutto per loro), ciò mi induce a pensare che la Revell abbia realmente previsto anche un kit della versione N (e magari pure un D razorback), ma che qualche povero incompetente abbia confuso le stampate dedicate ai carichi esterni. Infatti, in una foto del modello inclusa nelle istruzioni esso appare equipaggiato (tanto per aumentare la confusione) con due serbatoi da 75 gall. più uno da 108, molto adatti, per l'appunto, ad un P-47D delle prime serie...
La plastica è di colore grigio chiaro, ben lavorabile, ed esibisce uno stupefacente dettaglio superficiale inciso, veramente ottimo per delicatezza, precisione e completezza.
Fa piacere rilevare che il modello possiede davvero tutti gli attributi di un autentico P-47M (e dei D delle ultime serie -30 e -40), ovvero i flap da picchiata subalari, la luce d'atterraggio sotto l'estremità alare sinistra, la pinna dorsale (separata), i cerchi ruote con sei alveoli di ventilazione e l'interno cabina veramente consono alle ultime serie produttive. Ciò comportava un pavimento non corrugato, la ridisposizione degli strumenti nel cruscotto, una pedaliera modificata e il collimatore giroscopico K-14, tutti riprodotti dalla Revell in maniera piacevole e abbastanza accurata. Purtroppo l'aspetto finale della cabina risulta alquanto falsato dalla sua eccessiva larghezza, insieme a quella del sedile, risultato della mancanza delle paratie laterali verticali. Proprio tra queste e il guscio esterno della fusoliera passavano i condotti di ammissione dell'aria compressa al motore e proveniente dagli intercooler posteriori. Si può rimediare ricorrendo al kit in resina True Detail (Squadron) 72-457 per gli interni, che fornisce pareti laterali ben dettagliate e un bel sedile. Per tutto il resto è meglio sfruttare quanto fornito dalla Revell, modificando però le indicazioni di colorazione fornite: la tinta base della cabina era Dull Dark Green, assimilabile al FS 34092.
A coprire il tutto disponiamo di un parabrezza molto ben fatto, sottile e assai trasparente, e di una capottina con qualche problema. Per cominciare è previsto che sia scorrevole a volontà a modello ultimato, un "giocattolismo" di cui speravo si fosse persa l'abitudine e che comporta la presenza di una enorme "trincea" di guida, da chiudere quanto prima. Come aggravante abbiamo i riscontri del rinforzo trasversale (pezzo 31) inclusi, ahinoi, nella parte trasparente invece che più in basso sul telaio e un difetto di stampaggio nella zona posteriore destra: ce n'è a sufficienza per impiegare un sostituto in acetato, Squadron o Falcon (sono equivalenti).
Dimensionalmente parlando, l'apertura alare del modello è OK, mentre la lunghezza è lievemente abbondante, anomalia del tutto inavvertibile. L'assemblaggio a secco evidenzia un discreta precisione degli incastri, ma niente di mirabolante. Delle bellissime incisioni superficiali ho già riferito, ma devo purtroppo denunciare la perniciosa presenza di numerosi, seccanti ritiri nella plastica dei pezzi con spessori appena più sostenuti del normale, come il dorso alare, la deriva o la pinna caudale.
Le forme generali sono ben riprodotte, la nostra replica avrà un aspetto molto realistico, a condizione però di intervenire in alcuni punti dove l'attenzione degli stampisti deve essere venuta meno.
Cominciando dalla punta, cioè dall'elica, la Curtiss Electric paddle blade del kit è una buona riproduzione, ha un diametro corretto, ma offre le pale larghe con sagoma asimmetrica, inadatte ad un P-47M. Un semplice lavoretto con cutter e limetta sul bordo di fuga consente di riportarle alla più regolare forma larga ma simmetrica. I manicotti alla base (cuffs) hanno il giusto profilo rastremato, più largo alla radice, assolutamente tipico di questo modello e del successivo P-47N.
La cofanatura motore ha un corretto profilo laterale ma di fronte risulta magra nella parte bassa, ciò che comporta anche una apertura anteriore un pochino stretta nello stesso settore. Il rimedio è un po' laborioso ma efficace e consiste nello scaldare la parte in acqua bollente per poi aumentare la bombatura delle "guance" spingendo dall'interno, magari con il manico di un coltellino X-Acto. I flabelli mobili posteriori sono stampati integralmente al pezzo, in posizione aperta, ma sono separati fra loro, mentre in realtà erano connessi l'uno all'altro da setti scorrevoli che chiudevano tutte le fessure dell'intera corona; la semplice correzione consiste nell'incollaggio di striscioline di plasticard molto sottile tra ogni aletta. Bisogna poi deviare nuovamente dalle istruzioni e verniciare l'interno della capottatura in color metallo naturale. Molto ben fatto il pezzo n. 9 della paratia parafiamma (che comprende pure i radiatori dell'olio) e anche il labbro di separazione della presa d'aria inferiore tripartita.
Il motore è piuttosto buono così com'è, si deve solo montare la stella posteriore con le aste della distribuzione rivolte all'indietro. Per un risultato impeccabile, però, si può sempre ricorrere all'eccellente R-2800 in resina della Aires, kit 7009.
Il profilo dorsale della fusoliera, tra  motore e cabina, è un po' troppo gibboso, ma un meditato colpetto di lima rimette le cose a posto. Le tre fessure verticali di ventilazione sul lato destro del muso sono da stuccare e da reincidere in numero di due con una disposizione differente: quella superiore scalata in avanti e quella mediana scalata indietro e alta fino quasi a inglobare quella inferiore.
Uno dei difetti più vistosi del modello è senz'altro la sagoma troppo panciuta del ventre. Per fortuna anche qui il rimedio è semplice: dopo aver incollato le semifusoliere, passando dall'apertura anteriore si riempie l'interno della zona ventrale con stucco bicomponente (Milliput) per irrobustirla, quindi, ad essicatura completa, si va via di lima fino a consumare quasi del tutto lo spessore della plastica, raccordando il tutto. Va da se che per fare un bel lavoro conviene procedere avendo davanti una buona foto laterale del velivolo in volo, in modo da raggiungere il profilo giusto.
Le alette laterali mobili degli scarichi degli intercooler sono fornite a parte (pezzi n. 50), ma devono essere energicamente assottigliate.
Proseguendo verso l'estremità posteriore, la fedele limetta torna ancora utile per addolcire la curvatura dello scarico carenato del turbocompressore, davanti al ruotino. Dietro a quest'ultimo, invece, trovasi una protuberanza troppo grande per rappresentare adeguatamente il punto di sollevamento caudale; è necessario ridurla a dimensioni più realistiche.
Per finire, la linea di cerniera del timone s'incurva troppo alla sommità, perciò deve essere stuccata e reincisa nel modo giusto, confrontando di nuovo il lavoro con delle buone immagini.
Le ali del modello sono molto ben fatte, tranne che per un vistoso problema, peraltro facile da sistemare. Si tratta della corda troppo ampia alla radice, che comporta una errata forma dei flap. Agendo dunque sul bordo d'uscita dei medesimi, si deve asportare un sottile triangolo di materiale per una larghezza massima di 2 mm all'attaccatura di ogni ala, misura da ridurre progressivamente fino a zero quando si arriva alla radice degli alettoni. Anche il raccordo sulla fusoliera deve essere leggermente risagomato di conseguenza, per ricongiungersi con la nuova forma più "magra" degli ipersostentatori.
All'intradosso rimane da aggiungere una sottile paretina semicircolare, presso la linea di separazione tra flap e alettoni, e attenzione a incollare la luce di atterraggio con la parte bombata all'interno, deviando di nuovo dalle istruzioni.
Carrelli e relativi vani sono un ottimo punto a favore di questa scatola, niente a che vedere con i vecchi kit Hasegawa o il pur recente (e deludente) Academy. Le gambe principali sono della corretta lunghezza e mancano solo dell'asta posteriore di accorciamento nel ciclo di retrazione. Gradevolissimo il dettaglio dei cerchi ruote, peccato che il loro diametro sia lievemente in eccesso, ma si può tentare il rimedio con una verniciatura che ne riduca le dimensioni a favore del fianco dei pneumatici. Tutti i portelli di chiusura sono molto ben dettagliati anche nella faccia interna, come pure i vani alari, che hanno finalmente una profondità  realistica e sono correttamente delimitati; il loro colore base è giallo Zinc Chromate Primer. Se però ambiamo al massimo, posso consigliare di cuore lo specifico set Aires in resina n. 7055. I portelli che contiene non aggiungono niente a quelli del modello Revell (dovendo originariamente sostituire quelli più spogli del Thunderbolt Academy), ma i nuovi pozzetti superdettagliati sono un vero spettacolo, in pratica non gli manca che la parola! Si dovrà faticare per farli entrare nelle ali del kit, eliminando tutti i bei particolari esistenti, ma il risultato superiore compenserà ampiamente la fatica.
Per non essere da meno, anche il ruotino di coda si presenta bene, con un ricettacolo già provvisto della protezione in tela della relativa articolazione.
Una menzione onorevole meritano le mitragliatrici, correttamente allineate sul piano orizzontale, dotate di canne dal giusto spessore e di una bella serie di aperture d'espulsione bossoli sotto le ali. Lodevoli anche i piloni alari, forniti separatamente; difettano solo delle asticelle posteriori caricate a molla, che all'atto dello sgancio garantivano la separazione senza intralci dei serbatoi.
Le decalcomanie, stampate in Italia, sono piacevoli, i colori sono corretti e ben registrati.
Permettono di completare due soggetti a scelta, purtroppo con lo stesso schema di colorazione, appartenendo entrambi al 61° Fighter Squadron del 56° Fighter Group. Con un briciolo di fantasia in più si potevano proporre gli aerei di due Squadron diversi di questo gruppo, visto che ciascuna delle sue tre squadriglie costituenti adottava una colorazione specifica e molto vistosa, ma tant'è (in seguito la Revell ha commercializzato un’altra scatola identica ma dedicata appunto ai P-47M del 63° Squadron).
Il primo velivolo, codificato HV-Z, apparteneva all'asso polacco Witold Lanowski, che volava nei ranghi dell'USAAF. Le superfici superiori erano interamente ricoperte di un colore blu(?) scurissimo fuori ordinanza, quasi nero; sussistono però ancora dubbi sulla tonalità esatta di questa tinta, che poteva anche avere dei riflessi rossi... o magari era un semplice nero opaco! Le superfici ventrali, il telaio del tettuccio e i bordi d'attacco di ali e impennaggi orizzontali rimanevano in metallo naturale, mentre in rosso lucido erano una porzione del muso, il timone, la matricola caudale e i codici di reparto, questi ultimi con un bordo bianco. Per finire, sul lato sinistro della cofanatura motore era dipinto un grande distintivo personale avente come sfondo una bandiera della Polonia. Ah, dimenticavo l'enorme coccarda alare superiore da 60" con bordo celeste... Come si vede una livrea molto discreta (!), che la Revell ha riprodotto con cura nello schema di colorazione e nelle decals. Fa eccezione la lettera individuale Z, troppo stretta, e la coccarda subalare, che quasi certamente era una normale 40" con regolare bordo blu scuro. Da non usare i piloni alari.
La seconda proposta è dedicata al Thunderbolt Pengie V del capitano Boleslav M. Gladych, altro aviatore polacco. L'aspetto è praticamente identico al velivolo visto sopra, a parte il codice HV-M, lo stemma personale (un grosso pinguino) e una scacchiera di croci tedesche a mo' di vittorie. Stavolta però non esprimo commenti perchè non ho reperito alcuna immagine dell'originale, ma sospetto che in questo schema ci sia parecchio di ipotetico.
La mia opinione finale è ampiamente favorevole. Non lasciatevi demoralizzare dall'elenco di interventi migliorativi che avete appena letto; sono tutti lavoretti alla portata di qualunque modellista. Questo è il kit da acquistare se volete un buon Thunderbolt in 1/72; le scatole Hasegawa e Academy, che oltretutto costano anche parecchio di più, sono diventate di colpo obsolete.                                                                    


                                                                                 
                                                                                             Alberto Zanfi
                                                                                        IPMS Modena # 823 
 




Pagina precedente
Previous page
Pagina principale
Main page
Copyright¸ 1996, IPMS Italy
Last update 12 Mar 2005

-